Cactus e Dintorni

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Home Coltivazione Le semine
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Le semine

Speranze, gioie, delusioni di ogni aspirante coltivatore


Questo scritto è frutto di un paziente lavoro di raccolta delle esperienze di tanti appassionati e mie. Non è stato facile mediare su convincimenti e pratiche a volte apparentemente in contrasto fra loro. Occorre, perciò, tenere presente che ogni coltivatore matura esperienze personali ed opera in condizioni climatiche differenti, al punto che si usa dire: esistono tanti metodi di semina per quanti sono i seminatori.

Le giovani plantule seccano se non vengono mantenute umide, marciscono se troppo bagnate, richiedono una posizione molto luminosa, ma si bruciano se esposte in pieno sole: un bel rompicapo.

Sono un convinto assertore dell’utilità di costruirsi un germinatoio per affrontare la semina in modo sistematico, offrire ai semi un ambiente adatto al loro sviluppo e fare in modo che al sopraggiungere dell’inverno le piantine siano abbastanza cresciute, da poter affrontare la stagione fredda senza grandi difficoltà. Le plantule potrebbero, tuttavia, essere tenute vantaggiosamente in vegetazione anche durante il loro primo inverno. Ciò comporterà il mantenimento di un’adeguata temperatura ed illuminazione, e rendere necessario l’uso di un modulo di coltura autonomo.

1 - LE CONDIZIONI
Le semine si possono eseguire in qualunque stagione, a patto di assicurare loro le giuste condizioni di luce (8000-15000 lux per 13-15 ore), calore, umidità, circolazione dell’aria, suolo ed appropriata età dei semi. La luce naturale è la migliore, ma alle nostre latitudini risulta insufficiente per la semina invernale a meno di ricorrere alla luce artificiale. Considerando che le ditte fornitrici consegnano i semi maturati nella scorsa stagione, nei primi mesi dell’anno, che in genere prima sono utilizzati meglio è (salvo qualche eccezione), che seminando presto si allunga la stagione di crescita, siamo portati a concludere che il periodo che va da gennaio a marzo è utilizzato, in genere, da chi dispone di un germinatoio, mentre i mesi di aprile e maggio, sono preferiti da chi sfrutta il calore e la luce naturali.  Personalmente, pur disponendo di un germinatoio attrezzato, preferisco seminare tra la fine di marzo e i primi di aprile; in tal caso il riscaldamento artificiale entra in funzione solo durante le notti fresche, ancora possibili in questa stagione, mentre per l’illuminazione è più che sufficiente quella solare. Consiglio vivamente a coloro che dispongono di una serra, anche minima, di collocare il germinatoio al suo interno. In caso di necessità si può limitare l'irraggiamento diurno stendendo un giornale sopra al modulo di coltura.

Nel periodo che precede la germinazione, di norma, si conserva un’atmosfera confinata con umidità prossima al 100%1, e una temperatura intorno ai 25°C di giorno, con 13 ore di luce brillante indiretta, e 18-20°C di notte (ad imitazione di ciò che avviene in natura). Per le eccezioni, la ditta Mesa Garden consiglia:
- 22°C di giorno, con 13 ore di luce e 17°C di notte per: Ancistrocactus, Blossfeldia, Echinofossulocactus, Frailea, Lobivia, Notocactus, Oroya, Pyrrhocactus, Rebutia.
- 38°C di giorno, con 13 ore di luce e 17°C di notte, più la scarificazione2 per Opuntia, Tephrocactus, Grusonia, Adansonia, Manihot, Jatropha, Brachychiton.
- 17°C di giorno, con 11 ore di luce, 17°C di notte e semina in autunno-inverno per: Tylecodon, Sarcocaulon, Dioscorea.     Gradiscono temperature diurne sui 17-20°C, anche i semi di:Crassula, Duddleya, Sedum, Adromiscus, Cotyledon, Graptopetalum, Kalanchoe, Pachyphytum, Sempervivum, Tacitus, Anacampseros, Parodia, Echinocereus, Echeveria, Argyroderma, Cheiridopsis, Conophytum.

Ad ogni buon conto la temperatura notturna non deve scendere sotto i 16°C, mentre quella diurna può giungere a 30°C, ma senza superarla di molto, per non correre il rischio di bloccare temporaneamente la germinazione. Fanno eccezione le cosiddette piante da freddo, che richiedono temperature più alte, nonché Haworthia, Othonna e Pelargoni che le richiedono più basse, come indicato in seguito.

2 - IL SUBSTRATO
Una composta lievemente acida (pH 6,5), prevalentemente minerale, ha il vantaggio di mantenersi più facilmente sana, mentre una con un più alto contenuto di materia organica (humus, terriccio di foglie, ecc.) è più frequentemente soggetta ai marciumi e alle muffe. Questo rischio può essere ridotto aggiungendo al substrato un disinfettante in polvere. La disinfezione (pastorizzazione) del substrato può essere eseguita anche versando sopra al terriccio dell’acqua bollita, si può anche fare uso di un forno tradizionale (un’ora a 70-80°C.), prestando attenzione a non eccedere con la temperatura per non uccidere i batteri utili. Anche un forno a microonde si presta alla bisogna (30 minuti alla potenza massima, con uno spessore del suolo di circa dieci centimetri). Onde evitare che cattivi odori si spandano nell'ambiente occorre introdurre il terriccio, previamente umidificato, in un sacchetto di plastica sufficientemente capiente, dopo di che si toglie l'aria e lo si sigilla. La torba non va comunque disinfettata. Questa pratica è utile per eliminare eventuali spore o semi presenti nel substrato e per favorire la schiusa dei semi "difficili". Esistono diverse scuole di pensiero pro o contro l’uso di questa tecnica. Personalmente ritengo questa pratica inutile, nella stragrande maggioranza dei casi, a patto di usare materiali inerti, torba e terricci confezionati. E’ invece sicuramente raccomandabile disinfettare il propagatore, il vassoio e i vasetti con ipoclorito di sodio (varechina) o con lysoform (una parte di prodotto e dieci di acqua) seguito da un accurato lavaggio. Per i semi uso mescolarli con un buon anticrittogamico in polvere in modo che un velo del prodotto si depositi sugli stessi.

Tutti i coltivatori sono d’accordo sul fatto che il substrato debba essere non troppo grasso, assai permeabile all’aria e all’acqua e a struttura fine, ma non troppo. Tuttavia, le opinioni divergono quando si passa ad analizzare la composizione effettiva: alcuni usano sabbia, agriperlite e terriccio commerciale (sostituibile con terra da giardino), in parti uguali; altri propendono per la torba bionda (o il terriccio di foglie) e l’agriperlite (o la vermiculite) metà e metà. Personalmente, nella maggioranza dei casi, adopero per l'80% pomice (o pozzolana o lapillo anche mescolati fra loro) e per il 20% un buon terriccio per acidofile. Mi sono trovato bene anche con una formula che prevede per il 10% terriccio di foglie, per il 30% sana terra di giardino (il tutto passato al vaglio), per il 30% sabbia non calcarea delle dimensioni di 1-3 mm, e infine per il restante 30% pomice (o lava, o pozzolana), granulometria 1-3 mm. In superficie sistemo sempre circa un cm. di sabbia o pozzolana stacciata due volte per togliere sia la polvere (maglie da 1 mm), che le parti grossolane (maglie da 4-5 mm). Volendo si può aggiungere  un cucchiaio di farina d’ossa o 5 gr. di perfosfato minerale ogni cinque litri di composta, ma c’è chi preferisce non aggiungere fertilizzanti prima della germinazione. La sabbia3 non calcarea, la cosiddetta "sabbia del Po", oppure quella utilizzata per la "sabbiatura" delle pareti esterne delle case, è acquistabile presso i negozi di prodotti per l’edilizia, per gli altri materiali ci si rivolge ai vivai specializzati. La stacciatura va eseguita con materiale asciutto. Su questa base ognuno può anche tentare esperimenti in proprio, soprattutto usando materiali facilmente reperibili in loco, ma tenendo ben presente che i semenzali dovranno restare indisturbati nel substrato di semina per almeno un anno.

A titolo informativo, cito quanto consiglia la ditta Mesa Garden (New Mexico), ai clienti acquirenti dei propri semi. Il substrato deve avere struttura sabbiosa, contenere microrganismi, poca sostanza organica che brucerebbe le radici delle plantule dei cacti. Per un uso generale può andar bene una combinazione di circa l’80% di loam4, mescolato con un 20% di torba di sfagno, con eventuale aggiunta di sabbia.

3 - STRATIFICAZIONE, SCARIFICAZIONE E ACIDIFICAZIONE
Queste operazioni sono compiute per interrompere la dormienza, in cui cadono alcuni particolari semi in natura, a protezione della loro germinabilità (per lo più le cosiddette piante da freddo).
Per stratificazione s’intende quella pratica con la quale si sottopongono i semi ad un inverno artificiale, ponendoli per almeno due mesi nel frigo, a temperature fra 1 e 4°C, meglio se prima inumiditi. Le piante da freddo richiedono temperature più basse, per cui i semi vanno inseriti in sacchetti sigillati e conservati nel freezer durante la notte e fatti scongelare per tutto il giorno. Altro sistema è quello di seminare in autunno, in vasetti tenuti al gelo invernale, restando poi in attesa della germinazione primaverile.

Con la scarificazione si permette, invece, all’umidità di penetrare, con modalità diverse, all’interno del seme e dare così inizio al processo germinativo. I semi con tegumento duro, dovranno essere, secondo i casi, ammorbiditi tenendoli per un paio di giorni in acqua o aceto caldo (verificarne il rigonfiamento), oppure incisi con ago, lima, tela abrasiva, ecc, oppure immersi per alcuni minuti in acido solforico al 96%5 e subito lavati con abbondante acqua per non arrecare danni all'embrione. Per quelli particolarmente duri e grossi, si può far uso di una mola. L’incisione, dovrà avvenire in un punto lontano dall’ilo, fino a scoprire lievemente l’embrione.

In certi casi, la dormienza è interrotta col calore o con enzimi digestivi come la papaina (estratta dalla papaia) o la pepsina presente nello stomaco degli animali e in grado di svolgere un’azione proteolitica (di dissolvimento delle proteine). Non ho mai fatto questa esperienza e pertanto non posso dire quali potranno essere i risultati.

Il tegumento di alcune sementi hanno degli inibitori chimici, che possono essere neutralizzati lavando i semi in acqua acidificata con succo di limone.

4 - LE MODALITA’
Sistemare sul fondo dei vasetti, già disinfettati, uno o due centimetri di lapillo, pomice o perle di argilla espansa. Versare il substrato, che è indispensabile sia asciutto, fino a riempire il vasetto a qualche centimetro dall’orlo, spandere in superficie un centimetro di sabbia quarzifera (usata in acquariologia), dare un colpetto per permettere al suolo di assestarsi. Prima di seminare sarebbe bene fare un test con un vasetto senza semi, che bagnato dal basso dovrebbe, dopo pochi minuti, essere inumidito anche in superficie senza peraltro verificarsi la pericolosa situazione di uno sprofondamento del substrato di semina.

In caso di semi minuti dare una leggera spolverata di sabbia fine, quindi seminare. Poi spruzzare leggermente dell’acqua, per consentire ai semi di sistemarsi bene fra i granelli di sabbia. La germinabilità aumenta usando acqua demineralizzata. Questi semi non vanno coperti.

Con i semi di grandezza media ci si regola diversamente in quanto la sabbia, grossa quanto i semi stessi, viene versata col pollice e l’indice solo dopo la semina, facendo in modo che i semi, sparsi uniformemente, siano parzialmente coperti. Usare solo sabbia e non terriccio.

Consiglio di immergere, preventivamente, i semi molto grossi, soggetti a muffe e marcescenze, per 24 ore in una soluzione anticrittogamica. Provvedere, quindi, a spargere sul substrato i semi di forma arrotondata, pressandoli leggermente, in modo da formare una depressione. Versare ora della sabbia ghiaiosa su tutta la superficie, coprendo i semi con uno strato pari al loro spessore.

I semi di forma piatta e quelli allungati devono, invece, essere infissi nel substrato con una pinzetta, ilo in basso, facendo in modo che il bordo superiore sfiori la superficie del suolo. Occorre, perciò, evitare di piantarli tenendo la parte piatta parallela al terreno, bensì ruotata di 90°. Versare ora 3-5 millimetri di sabbia possibilmente quarzifera.

Una sabbia grossolana non ostacola la germinazione, come invece potrebbe fare quella minuta che ha la tendenza ad imprigionare i semi. A mano a mano che si semina si predispone una lista con codice, che riporti la posizione occupata nel vassoio all’interno del modulo di coltura  (ad esempio 16/23 ove la prima cifra rappresenta l’anno e la seconda il progressivo di semina). Segnare, pure, con un pennarello a base d’acqua, il codice sull’esterno del vaso. Assicurarsi anche che il vassoio risulti in posizione perfettamente orizzontale e che i semi non si spostino. Se la bustina contiene un congruo numero di semi, può essere utile seminarne solo la metà in modo che se qualcosa non dovesse funzionare, a causa di malattie crittogamiche o altro, si possa ritentare successivamente.

Terminata la semina, preparare una soluzione tiepida di acqua piovana6, preventivamente bollita, e Ossicloruro di rame (p.e. Cupravit micro blu ® 1gr./litro) e versarla lentamente nel vassoio. Quando i primi segni di umidità per imbibizione, cominceranno ad apparire in superficie, provvedere a togliere la soluzione eventualmente avanzata, aiutandosi con una spugna. Se qualche vaso tarda a bagnarsi tanto che dopo un quarto d’ora presenta la superficie ancora asciutta, toglierlo dal vassoio e sistemarlo in un recipiente con acqua più profonda, fino a quando l’umidità non appaia in superficie.

Ora occorre fare in modo che per un paio di mesi nel vassoio resti costantemente un velo d’acqua, controllando di frequente in caso di grande calura. Bisogna evitare sia di far asciugare il substrato, che causerebbe l'interruzione definitiva del  processo germinativo, che di inzuppare il suolo che determinerebbe delle perdite per marcescenza. Non bagnare mai, in questa fase, i vasi dall’alto. Fino a quando non è avvenuta la schiusa dei semi, usare solo acqua chiara senza aggiunta di anticrittogamici, che potrebbero ritardare la germinazione. Coprire il germinatoio col proprio coperchio e regolare il termostato alla temperatura che le specie seminate richiedono durante il giorno, sapendo che piccole variazioni non hanno importanza alcuna. Di notte, abbassandosi la temperatura esterna, quella all’interno del germinatoio non riuscirà a raggiungere il valore prefissato, tendendo così a stabilizzarsi fra i 17 e i 20°C, come desiderato. Di giorno tutto deve tornare normale, col termostato che compie il suo lavoro facendo accendere e spegnere periodicamente il sistema riscaldante (fatta salva qualche giornata molto fredda). Chi abita in zone dal clima particolarmente rigido e nota che il termostato mantiene le resistenze sempre in funzione e al tempo stesso non raggiunge la temperatura voluta, può inserire in parallelo una nuova resistenza simile alle altre oppure utilizzare un cavo riscaldante di maggiore potenza.

Chi invece decide di seminare ai primi di aprile, può regolare il termostato sulla minima notturna (fra i 17 e i 20°C a seconda dei generi), dal momento che di giorno si ottiene comunque, in modo naturale, il calore richiesto. Prestare attenzione che non si raggiungano temperature eccessive, in tal caso occorre provvedere ad una immediata ed adeguata ventilazione.

L’uso di un termometro a massima e minima, sistemato all’interno del propagatore, è di grande utilità. Evitare di mettere semi con esigenze colturali diverse, nello stesso propagatore. Completate le operazioni di semina, si può mettere un foglio di giornale sopra al coperchio del germinatoio con funzione ombreggiante, da togliere non appena compaiono le prime plantule. Eliminare anche l’eventuale condensa che si forma sui vetri.

La germinazione inizia dopo 2-4 giorni per alcune specie (Astrophytum, Stapelia, ecc.), dopo 10-12 per altre, fanno eccezione le Opunzie, i Tephrocactus, le piante da freddo, i Pelargoni, alcuni Mesembriantemi e qualche altro genere che possono germinare, sia dopo una settimana, che dopo un anno. Anche i grossi semi dal tegumento duro, se non scarificati, possono impiegare molto tempo. In ogni caso se dopo un mese non c’è germinazione, fare asciugare il substrato per una settimana, stratificare e ricominciare il ciclo, anche per più volte. I semi di una stessa specie possono nascere scaglionati nel tempo, in funzione della diversa potenza germinativa e delle caratteristiche intrinseche.

5 - IL METODO DEL SACCHETTO E LE SUE VARIANTI
Molti coltivatori ricorrono, specialmente in caso di germinazione difficile o lenta, ad un particolare sistema di semina che consiste nel collocare i vasetti, già seminati e bagnati, all’interno di sacchetti di polietilene possibilmente con un appropriato sistema di chiusura. L’umidità si mantiene, in tal modo, costante ed elevata e fino a quando il sacchetto resta chiuso non c’è necessità di annaffiare. A germinazione avvenuta si apre, con gradualità, il sacchetto oppure si praticano su di esso dei tagli laterali così da far circolare aria nuova, prestando attenzione che il suolo non secchi. I semenzali possono restare nel sacchetto per uno o due anni e in caso di specie a lenta crescita anche tre anni. Questo metodo, a seconda di chi lo pratica, ha diverse varianti.

Suolo: alcuni utilizzano un substrato molto soffice, leggero, non concimato, del tipo usato per le piante d’appartamento, altri impiegano una parte di torba di sfagno e una parte di sabbia lavata. C’è chi pastorizza e chi lo sconsiglia; chi concima e chi non lo fa.

Acqua: Alcuni usano l'acqua demineralizzata, altri quella piovana bollita ovvero prodotta per osmosi inversa (R.O.).

Illuminazione: C’è chi utilizza la luce naturale e chi quella prodotta dai tubi al neon. Un metodo molto simile è quello di usare, al posto del sacchetto, della pellicola trasparente col quale avvolgere il vaso, fondo compreso.  

6 - DOPO LA GERMINAZIONE
Le plantule, subito dopo la germinazione, attraversano il loro periodo più critico durante il quale hanno bisogno di tanta aria (non di spifferi), di luce e … dell’occhio amorevole del coltivatore. Provvedere, pertanto, a limitare l’umidità atmosferica e ad arieggiare in modo progressivo, anche per evitare che finiscano arrostite dalle elevate temperature, che si possono formare all’interno del contenitore (ben oltre i 50°C). In questa prima fase le pianticelle saranno tenute ad una temperatura inferiore di 3-5°C rispetto quella con la quale sono state fatte germogliare, in seguito si potranno raggiungere anche punte di 30-38° al massimo, in presenza di una buona aerazione.      

Togliere dal modulo il coperchio utilizzato per la germinazione e sostituirlo con un telaio di legno, sul quale si stende una fitta rete di plastica o di metallo12, che avrà la triplice funzione, di ombreggiare le giovani piantine dai raggi ormai cocenti del sole, di lasciar passare l’aria indispensabile alla crescita, di evitare lo sviluppo di muffe e funghi.

Un’attenta osservazione indicherà se l’illuminazione è quella giusta. Un eccesso di luce farà virare le plantule verso il rosa o il rosso, mentre in situazione opposta appariranno eziolate, stentate, sottili, di colorazione giallastra, cioè "fileranno". I tegumenti dei grossi semi germinati, possono essere fonte di patologie, per cui è bene che vengano tolti con una pinzetta o soffiati via.

I seguenti generi, vogliono l’aerazione e la riduzione dell’umidità subito dopo la germinazione, pena la possibilità di incorrere in marcescenze: Aloe, Agave, Adenium, Anacampseros, Ariocarpus, Astrophytum, Caralluma, Coryphantha, Discocatus, Echinocereus, Echinomastus, Epithelantha, Escobaria, Euphorbia, Ferocactus, Frailea, Gymnocactus, Melocactus, Pachypodium, Plumeria, Pyrrhocactus, Stapelia, Thelocactus, Turbinicarpus, Hoodia, Trichocaulon.

I semi appena nati sono delicatissimi, presentano una radice a volte anche più sottile di un capello, per cui non vanno disturbati e neppure spruzzati, ma annaffiati con lo stesso sistema con cui sono stati fatti germinare e cioè un sottile velo d’acqua (mai di rubinetto) sul fondo del vassoio. Se qualche plantula nata da un grosso seme di succulenta non ne vuol sapere di crescere e di spiegare i cotiledoni, probabilmente il calore è insufficiente, per cui si provvederà a chiudere il vasetto dentro un sacchetto di plastica trasparente così da far aumentare la temperatura al suo interno. Dopo un mese è utile dare una leggera spolverata con un buon anticrittogamico se si notano muffe, far asciugare i semenzali per 3-4 giorni prima di tornare a bagnare di nuovo, quindi versare delicatamente col pollice e l’indice un po’ di sabbia fine in superficie. Si può anche cominciare a nebulizzare, con una pompetta, una soluzione all’uno per cento di perfosfato minerale, oppure l'uno per diecimila di 66 F ® (stimolante ormonico della ditta L. Gobbi a base di acido alfa-naftilacetico) una volta la settimana per quattro settimane. Se qualche radichetta resta scoperta provvedere ad interrarla delicamente aiutandosi con la punta di una matita. Si continua ad annaffiare dal basso. Dopo tre mesi le plantule mostrano chi le spine e chi le foglie e sono impegnate a sviluppare un adeguato apparato radicale. L’ombreggiatura può essere tolta per qualche ora al mattino presto, quando il sole non è ancora cocente. Poiché non tutte le specie cresceranno alla stessa velocità, risulterà utile separare quelle a crescita rapida dalle altre, permettendo alle prime di ricevere una maggiore quantità d’acqua ed avvantaggiarsi così di una crescita più rapida.

A cinque, sei mesi dalla germinazione, si riduce ulteriormente l’umidità e si fanno periodiche annaffiature, volendo anche dall’alto, lasciando asciugare il terreno per qualche giorno e muovendolo delicatamente di tanto in tanto in superficie, così da permettere una migliore aerazione. Per tutto il primo anno i semenzali devono crescere in un suolo umido, ma mai inzuppato ed a questo deve provvedere anche la composizione del substrato. Si mantiene ancora una leggera ombreggiatura, controllando sempre il colore assunto dalle plantule. Così facendo si rinforza l’apparato radicale, si abituano le giovani piante alle condizioni che avranno da adulte, si conseguono minori perdite per marcescenze.

A questo punto giova la somministrazione dal basso di un fungicida al 3 per mille, del genere usato contro la bolla del pesco (ossicloruro di rame), oppure una soluzione all’uno per mille di Propamocarb (Previcur ®), fungicida sistemico, attivo contro i marciumi del colletto. Più tardi si possono fare irrorazioni all’uno per mille di Iprodione (Rovral ®) utile contro la muffa grigia (botrytis). Le giovani piantine, vanno protette anche dagli attacchi dei parassiti, siano essi nel terreno (larve di aleurodidi o altro), che nella parte aerea. Un buon insetticida sistemico, a bassa concentrazione è di grande aiuto, ad esempio, a base d’Imidacloprid (Confidor ®), Malathion oppure Diazinone.

Un buon fertilizzante liquido per cactacee, N1, P2, K2 con aggiunta di oligoelementi13 da somministrare ogni mese14 assicurerà un equilibrato sviluppo, dopo che saranno esaurite le riserve presenti nel seme. Prestare molta attenzione alla diluizione, perché un eccesso di fertilizzante, non potendo essere tutto rielaborato dalle radici, finisce per acidificare il terreno e condurre alla marcescenza il colletto delle giovani piante. Un trapianto precoce è sconsigliabile, perché può portare alla rottura del sistema capillare delle radici e costituire una delle cause più frequenti di perdite. Vi si ricorre, in via eccezionale, solo a seguito di sviluppo abnorme, ed eccessivo sovraffollamento, tipico di alcune specie, peraltro non pregiudizievole per le cactacee.

Chi ha una serretta ben arieggiata, con temperature che non superano i 35°C, può continuare a tenere il propagatore al suo interno, purché senza coperchio e leggermente ombreggiato. Altrimenti occorre trasferire il modulo all’esterno, in luogo luminoso ma protetto dai raggi cocenti del sole, col solito telaio fornito di rete plastica o metallica che impedirà anche alle lumache e alle lucertole amanti del calore, di penetrare nel modulo arrecandovi dei danni. Altra cosa da tenere presente è il riparo dagli agenti atmosferici, quali la pioggia battente, la grandine, il forte vento che potrebbero, in breve, vanificare il lavoro di mesi.

La formazione di una crosta superficiale, con tendenza al distacco, è cosa sgradita e pericolosa per la vita dei semenzali, specialmente nella prima fase di crescita. Se le radici oltrepassano la crosta, si può tentare di togliere quest'ultima sgretolandola con delicatezza, aiutandosi con la punta di una matita e senza arrecare danni; se invece i capillari non sono ancorati al substrato sottostante, allora, è meglio provvedere al trapianto. Alcuni coltivatori, combattono la crosta con una soluzione di cinque gocce d’acido nitrico (o solforico) per litro d’acqua, con cui bagnano la superficie della terra, poi annaffiano e lavano le plantule. La crosta non dovrebbe comunque formarsi se non si permette al substrato di asciugare e, soprattutto, è stata eliminata la parte polverosa dal suolo di semina. Nel caso si notasse la presenza di alghe verdi o brune, si può spruzzare una soluzione di solfato di rame (1 gr./l).

In autunno, se non si opta per la crescita invernale, occorre ridurre gradualmente le annaffiature fino a cessarle verso novembre15, salvo somministrare una piccola quantità d’acqua se si nota la perdita di turgidità dei tessuti. I generi delicati: Melocactus, Discocactus, Alluaudia, Disocactus, Adenium, Jatropha, Euphorbia, Pachypodium, Plumeria, Asclepiadacee tropicali, Bromeliacee, e caudiciformi in genere possono essere tenuti in vegetazione per tutto l’inverno ad una temperatura di circa 20°C con leggere e ben distanziate annaffiature, anche se la cosa veramente letale è la presenza di un elevato tasso di umidità nell’aria. Naturalmente occorre anche fornire un’illuminazione supplementare per circa 13 ore mediante qualche neon tenuto ad una ventina di centimetri dalle piante, così da simulare un’estate prolungata. Il primo inverno è anche il più critico per cui è conveniente tenere i generi più delicati ad una temperatura di 15°C. Ciò è possibile utilizzando il germinatoio, oppure costruendo con film plastico a due strati mantenuti alla distanza di circa un centimetro e qualche assicella di legno, una mini serra all’interno della serra stessa. Sul fondo si sparge della sabbia nella quale affondare un cavo riscaldante di 50-100 W, comandato da un termostato regolato alla temperatura voluta e si sistema il tutto nella posizione più luminosa possibile. In questo modo le plantule cresceranno e si rinforzeranno anche durante la cattiva stagione. Se qualche pianta dovesse marcire, probabilmente a causa di eccessiva umidità, cosa che non dovrebbe accadere, questa va immediatamente distrutta onde evitare possibili contaminazioni.

A primavera si può eseguire il primo trapianto su di un vaso del diametro di 5-7 centimetri, utilizzando il seguente substrato: 1/3 terriccio di foglie; 1/3 terra comune o lapillo (3-4 mm.); 1/3 sabbia non calcarea (3-4 mm.). Per i Mesembriantemi e le Asclepiadeacee, portare a 1/2 la percentuale della sabbia e a 1/4 gli altri due componenti. Consiglio di non rinvasare al primo anno i generi a crescita lenta come Blossfeldia, Strombocactus, Aztekium, Geohintonia, Parodia. Al fine di facilitare il trapianto è bene che i vasi siano annaffiati il giorno prima. Fare con una matita un foro nel suolo del nuovo vaso, calare delicatamente in esso la giovane pianta, fare aderire il substrato, dare una leggera spruzzata. A distanza di due settimane si può somministrare un fitostimolante16 così da favorire una pronta ripresa17.

7 - L’INNESTO DEI SEMENZALI
I generi a crescita lenta e difficile18, a distanza di qualche mese dalla germinazione (quando hanno raggiunto il diametro di circa 3 mm.), nel periodo da maggio ad agosto, possono essere utilmente innestati su Pereskiopsis velutina, spathulata o porteri, ovvero su Echinopsis che è in grado assicurare una crescita maggiore, ma con una percentuale di attecchimento minore.
Nel caso di Pereskiopsis questa va preventivamente invasata su di un substrato sostanzioso, tenuta in ambiente caldo e regolarmente annaffiata così da mantenerla in vegetazione. Quando la Pereskiopsis raggiunge l'altezza di 10-20 cm è pronta per l'innesto il cui taglio va eseguito in punta dove il diametro è di circa 3-5 mm., per questa operazione si usa una lametta da barba nuova, sterilizzata con alcool e ripulita del grasso che la protegge, con la quale si asporta la cima del portainnesto e subito dopo si provvede a tagliare a metà il semenzale, trasferendone la parte superiore sul soggetto, cercando di far combaciare o meglio intersecare il minuscolo fascio vascolare della giovane plantula con quello di Pereskiopsis decentrando leggermente la marza. Per questa operazione non è indispensabile che Pereskiopsis sia radicata, le radici possono essere emesse anche successivamente. L’innesto va collocato in un luogo a luce indiretta, a temperatura di 25°C. e ad elevata umidità, che si può ottenere collocando l'innesto dentro una boccia di vetro con all'interno un velo d'acqua ed applicato il tappo. Dopo circa una settimana avviene la saldatura ed il vasetto può essere tolto dalla boccia, continuando tuttavia a mantenere il suolo umido evitando il sole diretto. Poiché un simile innesto non è bello a vedersi, si può successivamente tagliare la Pereskiopsis circa 5 cm sotto l'innesto per metterla immediatamente a radicare in acqua. Dopo uno, due mesi, allorchè sarà spuntato un congruo numero di radici si procede all'invaso facendo in modo che la marza tocchi il terriccio, in tal modo l'innesto non sarà più visibile. Un'altra possibilità è quella di reinnestare su Echinopsis di 2-4 cm di diametro, esemplari di qualche anno di cui si vuole accelerare la fioritura. Se così facendo si lascia sul vecchio portainnesto (Pereskiopsis) una parte della marza con qualche areola, questa genererà altre piantine.

Una variante è quella di utilizzare come marza plantule di appena 1 mm di diametro operando il taglio a livello dell'ipocotile (cioè  sopra le radici e appena sotto ai cotiledoni).

Con semenzale di 3-4 mm., è possibile dividere lo stesso a metà, per innestare in modo tradizionale la metà superiore e capovolta la parte inferiore (con le radici in alto), nel cui punto di giunzione fuoriusciranno nuove piantine. Dopo qualche giorno l'innesto è completato. Adatto per piante con radice a fittone tipo Ariocarpus.

Occorre avvertire che in caso di innesti di semenzali non è necessaria alcuna forma di compressione per assicurare il necessario contatto fra marza e portainnesto.

9 - CONSIGLI FINALI
Acquistate i semi da ditte di provata serietà ed esperienza, seminate quanto più possibile senza farvi scoraggiare da qualche tentativo finito male, ma ricercando gli errori così da evitare il loro ripetersi. Per avere successo si richiedono alcune conoscenze, pazienza, entusiasmo, dedizione; poi con l'esperienza e la pratica miglioreranno anche i risultati. In cambio si ottengono grandi soddisfazioni, ci si procura piante di difficile reperimento sul mercato, non si depaupera la natura e si conseguono non disprezzabili risparmi economici.

In chiusura desidero, infine, citare una frase apparsa su di un articolo di Steven Brack: Un fiore di cactus è sempre bello, ma il fiore di un cactus che avete cresciuto da seme è una cosa meravigliosa.

In bocca alla cocciniglia e non dimenticate che: "ut sementem feceris, ita metes“.19

-------------------note---------------------
1- Prestare molta attenzione perché un'umidità costante ed elevata favorisce la germinazione ma anche lo sviluppo di malattie crittogamiche.
2 – Vedi paragrafo 3.
3 - E’ da scartare la sabbia usata in muratura, Un buon prodotto dovrebbe avere particelle di diversa misura e non reagire al test dell’acido muriatico, ottima in tal caso quella usata per costituire il fondo negli acquari.
4 - Per loam gli anglosassoni intendono un suolo molto diffuso in natura e rintracciabile un po' ovunque, avente le caratteristiche di sgrondare facilmente, di non indurire quando secca, e di non essere plasmabile come l'argilla, se bagnato. Per altri è la cotica di prato fatta decomporre mediante compostaggio, ponendo gli strati erbacei a contatto uno contro l'altro.
5  - Occorrono delle prove, perché il tempo varia a seconda della durezza del tegumento.
6 - L'acqua piovana può essere facilmente raccolta dal tetto attraverso il condotto di scarico, e conservata al buio per evitare la crescita algale, occorre però essere certi che non contenga sostanze nocive, altrimenti o si usa acqua demineralizzata o quella di rubinetto bollita.
7 - Alcuni coltivatori consigliano 50% di sabbia fine di quarzo e 50% di torba non fibrosa passata al vaglio; altri propendono per 8 parti di sabbia non calcarea e una parte di terriccio di foglie maturo.
8 - I tempi di immersione per la scarificazione con acido solforico al 96% sono di circa 10-12 minuti per  Sclerocactus e di 3-4 minuti per Pediocactus. Poi occorre eseguire un lavaggio immediato in abbondante acqua. Si può scarificare anche mediante incisione.
9 - Composizione: terra di giardino 25%, sabbia 50%, pomice 25%, granulometria 1-3 mm.
10- Si consiglia la lettura dell'articolo di A. Benzoni "Una collezione sotto zero" (Cactus & Co. # 2/97).
11 - Leggere l'articolo di P. Bello (Cactus & Co. # 2/97).
12 - Trovo molto utile usare al posto della rete il cosiddetto tessuto non  tessuto di colore bianco della Tenax ® in grado di assicurare un appropriato microclima.
13 - Ad esempio Oligomix ®, integratore nutrizionale a base di microelementi della Cifo, oppure Sempreverde della Compo.
14 - Nel caso in cui al substrato di semina sia stata aggiunta della farina d'ossa, la concimazione inizia solo dopo sei mesi. Poiché risulta difficile trovare un fertilizzante con titolo così basso, ciò può essere facilmente ottenuto procedendo ad una adeguata diluizione.
15 - Questo periodo è suscettibile di variazioni in dipendenza della latitudine. In generale occorre cessare le annaffiature quando la temperatura notturna si stabilizza su 8-10°C.
16 - Ad esempio Sinergon 2000® della Cifo a base di aminoacidi, vitamine del gruppo B, auxine ecc. alla diluizione dell'uno per mille.
17 - Alcuni coltivatori consigliano di ripicchettare le plantule in giugno e di mantenere il suolo costantemente umido fino ad ottobre dell'anno successivo alla semina.
18 - Ariocarpus, Aztekium, Blossfeldia, Bartschella, Coloradoa, Discocactus, Epithelantha, Escobaria, Geohintonia, Echinocactus polycephalus, xeranthemoides, horizonthalonius, Echinomastus, Lophophora, Mammillaria herrerae, M.egregia, M.humboldtii, M.solisioides, M.saboae, M.haudiana, Navajoa, Obregonia, Pediocactus, Pelecyphora, Porfiria, Rebutia heliosa, R.narvacensis, Sclerocactus, Solisia, Sulcorebutia, Toumeya, Turbinicarpus, Uthaia, Uebelmannia.
19 - "come si semina,  si raccoglie"  (Cic.)

N.B. Tutti i marchi citati appartengono ai rispettivi proprietari.

Bibliografia
Autori vari - Cacti and succulents from seeds - Amateurs’ digest ed.
Gardiner J. - Propagation from seed – The Royal Horticultural Society
Ginns R. - Piante grasse – Ed. Agricole
Innes C. - Le succulente – Ed. Ulisse
Lamb E. & B. - Pocket Encyclopaedia of Cacti in colour - Blandford Press
Lodi, G. - Le mie piante grasse – Ed. Agricole
Mesa Garden - Guide to germination tips
Pizzetti M. - Piante grasse. Le cactacee - Ed. Mondadori
Rayzer G. – Cactus in fiore - Ed Priuli & Verlucca
Rowland D. & V. - Successful seed raising
Rowley G. – Piante grasse - Ed. Zanichelli
Sleiter G. - Piante grasse – Reda
Cammarata G. - Fitormoni e fitoregolatori - Ed. Agricole
Welham Marina – Questions and answers for beginners and casual collectors – Amateurs’ digest ed.

 

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