Piante grasse e
fotografia
L'APPARECCHIO ANALOGICO
(tradizionale)
Chissà
quante
volte, mi
chiedo,
volendo
serbare un
ricordo
della
stupenda
fioritura
di Echinopsis
kermesina,
di Echinocereus
pectinatus,
o
immortalare
l'effimero
e maestoso
fiore di Selenicereus
pteranthus,
avete
armeggiato
con
pellicola
e macchina
fotografica.
Molti
avranno
poi
orgogliosamente
mostrato
le foto ad
amici e
parenti.
Molti, ma
non tutti.
Qualcuno,
forse, non
è rimasto
soddisfatto
del
tentativo
e dopo
qualche
altra
delusione
ha finito
col dire
"la
fotografia
ravvicinata"1
non fa per
me.
Il
presente
articolo
è rivolto
a quanti
hanno
desistito,
ed a
coloro che
per la
prima
volta
volessero
avvicinarsi
a questo
affascinante
settore
della
fotografia.
Le
succulente
possono
essere
fotografate
per la
forma, il
colore, la
ricerca
estetica,
o la
documentazione,
alla base
deve
comunque
esserci la
chiara
idea di
cosa, di
come, e
del perché
vogliamo
riprendere
il
soggetto
dopo
averlo
studiato e
fatto
appello
alle
nostre
capacità
creative.
Scusate se
il
fotoamatore
ha avuto
per un
attimo il
sopravvento
sul
cactofilo.
L'ATTREZZATURA
E IL SUO
USO
Le cose
che
servono
sono:
- macchina
fotografica
reflex con
lettura
esposimetrica
attraverso
l'obiettivo
(TTL);
- lenti
addizionali
da 2 e 4
diottrie
o, meglio
un set di
tubi di
prolunga
automatici;
- un
solido
treppiede;
- qualche
foglio di
cartoncino
opaco per
gli
sfondi, o
meglio del
velluto nero;
- un
negativo a
colori o,
se
preferite,
un rullino
per
diapositive;
- un
semplice
flash,
anche di
limitata
potenza
(N.G. 22
con
pellicola
100 Iso),
seppure
non
indispensabile
può
essere di
aiuto in
determinate
situazioni,
per essere
indipendenti
dall'illuminazione
esterna e
per
eseguire
le riprese
in casa.
La
macchina
fotografica.
Le reflex
35 mm.
presentano
notevoli
vantaggi:
consentono
un preciso
controllo
della
messa a
fuoco,
dell'inquadratura,
della
profondità
di campo,
l'intercambiabilità
delle
ottiche,
l'uso
dello
scatto
flessibile,
specifici
accessori
per
macrofotografia,
piccolo
flash TTL
incorporato,
la lettura
esposimetrica
attraverso
l'obiettivo,
permettono
le
regolazioni
a
diaframma
tutto
aperto e
in grado
di
chiudersi
automaticamente
al momento
dello
scatto al
valore
prefissato.
Queste
macchine
possono
essere
completamente
manuali,
automatiche,
a priorità
di tempi,
a priorità
di
diaframmi,
od anche
tutte
queste
cose
insieme ed
altre
ancora
(multiprogram).
Le uniche
che non si
addicono
al nostro
scopo sono
quelle
tutte
automatiche
con
automatismi
non
disinseribili.
Le
lenti
addizionali
sono di
tipo
convergente,
cioè
positive,
simili a
quelle
usate dai
presbiti,
graduate
da 1 a 6
diottrie2.
Svolgono
la
funzione
di ridurre
la
lunghezza
focale
dell'obiettivo
su cui
vengono
applicate.
Per non
introdurre
eccessive
distorsioni
è
consigliabile
non usare
lenti con
potenza
superiore
a 4
diottrie
se montate
su
obiettivi
da 135 mm,
5 diottrie
con
obiettivi
da 80 mm,
6 diottrie
con
obiettivi
da 50 mm.
Come
regola
generale
si può
dire che
è meglio
non
superare
il
rapporto
di
riproduzione
di 1:2
3.
Queste
lenti
hanno il
vantaggio
di non
comportare
perdite di
luminosità,
essere di
rapida
sostituzione
(si
montano
come un
filtro
sull'obiettivo),
e
rappresentare
il sistema
più
economico
per avere
i primi
foto ....
incontri
ravvicinati
con le
succulente.
Gli
aspetti
negativi
sono
essenzialmente
due: la
modifica
dello
schema
ottico
originario
dell'obiettivo
e nel non
poter
raggiungere
forti
ingrandimenti,
ma con le
succulente
ciò non
rappresenta
un grosso
svantaggio,
visto che
difficilmente
si supera
il
rapporto
di
riproduzione
precedentemente
consigliato.
I migliori
risultati
si
ottengono
quando
sono
abbinati
ad un
obiettivo
macro.
A parità
di lente
addizionale
l'ingrandimento
è tanto
maggiore
quanto più
lunga è
la focale
dell'obiettivo
usato. La
profondità
di campo4
raddoppia,
al
raddoppiarsi
del valore
del
diaframma,
così se
per
esempio a
f/11 è di
24 mm. a
f/22 è di
48 mm.
Fortunatamente
con le
lenti
addizionali,
la
profondità
di campo
si valuta
visivamente
chiudendo
il
diaframma
al valore
di lavoro
(con le
reflex che
lo
permettono).
I
tubi di
prolunga o
anelli di
estensione
si
interpongono
fra
l'apparecchio
e
l'obiettivo così da allungare il tiraggio, cioè la distanza fra
l'obiettivo e la pellicola, e quindi di aumentare il rapporto di
riproduzione senza modificare lo schema ottico. Sono venduti in set di
tre pezzi, di varie misure, per una lunghezza totale di circa 65-70 mm.5
E' preferibile che siano automatici, vale a dire in grado di
mantenere il diaframma tutto aperto durante le misurazioni, e di
consentire l'esposizione automatica TTL, cioè la lettura della
quantità di luce che effettivamente impressiona la pellicola. A parità
di lunghezza del tubo, l'ingrandimento è tanto maggiore quanto più
corta è la focale dell'obiettivo usato, e tanto minore la distanza dal
soggetto. per ridurre la perdita di luminosità si possono accoppiare
alle lenti addizionali.
Il
soffietto
di
prolunga
permette
una
estensione
maggiore,
da 25 a
200 mm.
circa, con
un
rapporto
di
riproduzione
continuo.
Consente,
quindi,
ingrandimenti
maggiori,
ma è
ingombrante
e assai più
costoso e
in
definitiva
poco usato.
E' in
difficoltà
in caso di
rapporti
di
riproduzione
poco
spinti,
salvo
l'utilizzo
di
obiettivi
di
lunghezza
focale
superiore
a 135 mm.
Considerato
l'uso che
ne
dobbiamo
fare
costituisce
un lusso
superfluo.
Lenti
addizionali,
tubi,
soffietto,
anello di
inversione
ottica e
obiettivo
macro
possono
essere
variamente
combinati
fra loro,
nel caso
fossero
necessari
forti
ingrandimenti.
Per
completezza
di
informazione
presento
a lato
l'immagine
raffigurante
un modello
in grado
di
decentrare
e
basculare
l'obiettivo
così da
aumentare
la
profondità
di campo
quando
sono
richiesti
ingrandimenti
spinti
fino a 10
volte
l'originale.
I
modelli a
doppia
slitta
sono così
chiamati
perché
oltre a
quella
destinata
all'allungamento
del
soffietto
ne hanno
un'altra
che
permette
di muovere
avanti e
indietro
tutto il
complesso
fotocamera-soffietto
per cui si
può
mettere a
fuoco il
soggetto
senza
modificare
il
rapporto
di
riproduzione.
Sono da
preferire
i modelli
che
mantengono
l'automatismo
del
diaframma.
La slitta
di messa a
fuoco
rappresentata
a fianco
può
risultare
un utile
ma non
indispensabile
accessorio.
Gli
obiettivi.
Il
"normale"
obiettivo
da 50 mm.
fa al
nostro
caso,
anche se
lo schema
ottico non
è
ottimizzato
per le
brevi
distanze.
Anche un
medio tele
da 100 o
135 mm. è
molto
indicato.
Questo
tipo di
obiettivo
farà
aumentare
la
distanza
fra il
soggetto e
la
macchina e
richiederà
perciò, a
parità di
ingrandimento,
un
tiraggio
maggiore.
Ci
avvantaggeremo,
però,
della
possibilità
di poter
meglio
illuminare
il
soggetto,
di ridurre
i riflessi
di luce,
di
correggere
gli angoli
di
prospettiva
attraverso
una certa
compressione
dei piani
dell'immagine
e usare,
di norma,
diaframmi
più
chiusi. Al
contrario
si
comporterà
un
moderato
grandangolo
da 35 mm.
L'ideale
è
rappresentato
da
un'ottica
macro
costruita
a questo
scopo, ma
è una
soluzione
costosa,
giustificabile
solo se
l'obiettivo
è
utilizzabile
anche per
un uso
generale
in quanto
in grado
di mettere
a fuoco
l'infinito.
Il suo
lungo
elicoidale
consente,
in genere,
un
avvicinamento
al
soggetto
fino a
circa 20
centimetri
raggiungendo
così il
rapporto
di 1:1 da
solo, e di
superarlo
in
combinazione
coi tubi
di
prolunga.
Chi
possiede
una
moderna
reflex
autofocus,
anche
senza un
obiettivo
con tali
caratteristiche,
si
avvantaggia
della
rapidità
e
precisione
con cui
questo
meccanismo
può agire
nell'ambito
della
messa a
fuoco.
Infatti,
è
sufficiente
spostare
il
treppiede
o il
soggetto
avanti e
indietro,
fino ad
osservare
nel mirino
l'illuminazione
di un led
che
avverte
che il
soggetto
è
perfettamente
a fuoco.
Le
regolazioni
da fare
sull'obiettivo
sono
quelle
della
distanza,
e del
diaframma
che
occorre
fissare a
f/16 o
f/22, al
fine di
avere una
sufficiente
profondità
di campo
nitido.
Tale
profondità
aumenta a
mano a
mano che
si stringe
il
diaframma6. Se si
eccede
nella
chiusura,
possono
intervenire
problemi
di
diffrazione
che
peggiorano
la
leggibilità
dell'immagine
finale.
Un
buon
sostituto
dell'ottica
macro è
costituito
dagli
obiettivi
usati
negli
ingranditori,
appositamente
progettati
per dare
il meglio
alle corte
distanze.
Tuttavia
occorre
pagare un
prezzo: la
perdita di
tutti gli
automatismi.
Chi ha
necessità
di
realizzare
forti
ingrandimenti,
può
utilizzare
il
particolare
anello
rappresentato
a lato che
permette
di montare
l'ottica
rovesciata.
Anche in
questo
caso si
perdono
gli
automatismi.
Il
treppiede
consente
di usare
tempi
lunghi e
diaframmi
stretti e
quindi di
raggiungere
una buona
profondità
di
campo
che in
definitiva
significa
produrre
un'immagina
più
nitida.
Questo
discorso
è
valido
quando
si
fotografa
alla
luce
naturale
del
sole,
ma il
treppiede
esplica
la sua
utilità
anche
col
flash,
poiché
funge
da
supporto
alla
macchina
fotografica
ed ai
relativi
accessori.
Deve
essere
stabile,
a
testa
snodabile
dotata
dei
movimenti:
alto-basso,
destra-sinistra,
rotazione
di
90°
per
inquadrature
orizzontali
e
verticali,
a
colonna
telescopica
ribaltabile
per
riprendere
dall'alto
i
soggetti
posti
a
terra.
Lo
sfondo
serve a
rendere
l'immagine
più
gradevole,
e va
sistemato
a
sufficiente
distanza
dal
soggetto
così da
essere
fuori
fuoco.
Normalmente
si usa un
cartoncino
Bristol,
necessariamente
opaco,
formato
cm. 50x70,
di colore
nero o
celeste
chiaro
(per
simulare
il cielo),
montato su
telaio in
legno o
incollato
su di un
foglio di
polistirolo.
A volte si
presta
assai bene
un
cartoncino
formato
cm. 70 x
100
appoggiato
per metà
ad una
parete e
per metà
ad un
tavolo,
con sopra
la pianta,
così da
formare un
angolo
arrotondato
che non
faccia
apparire
lo
spigolo.
Uno
scampolo
di velluto
sarebbe
l'ideale,
poiché è
in grado
di
assorbire
qualunque
riflesso.

La
pellicola.
Si può
usare un
negativo a
colori o
una
pellicola
diapositiva
della
sensibilità
di 100
Iso, ma
con
l'avvertenza
che, in
quest'ultimo caso, occorre prestare maggiore attenzione
all'inquadratura, poiché non è possibile apportare tagli in sede di
stampa. Anche l'esposizione deve essere molto accurata per il motivo
che le diacolor hanno minore latitudine di
posa7
rispetto
ai
negativi.
La massima
nitidezza,
richiesta
per lavori
accurati e
forti
ingrandimenti,
si ottiene
con
pellicola
per
diapositive
da 64 o,
meglio, 50
Iso.
Il
flash
elettronico.
Nelle
riprese in
esterni
non è
indispensabile,
essendo
possibile
utilizzare
il sole
che resta
la
migliore
fonte di
illuminazione,
tuttavia,
la sua
utilità
è
indubbia
quando la
luce
naturale
è scarsa.
Permette
l'uso di
diaframmi
più
stretti e
tempi più
rapidi in
grado di
congelare,
con la
rapidità
della sua
emissione
luminosa,
le
vibrazioni
dello
scatto,
quelle
originate
dal
ribaltamento
dello
specchio
degli
apparecchi
reflex,
eventuali movimenti del soggetto dovuti al vento. E'
indispensabile
quando si
vogliono
eseguire
riprese in
interni. I
lampeggiatori
più
adatti
nella
fotografia
ravvicinata
sono
quelli di
piccola
potenza,
con numero
guida
(N.G.)8
compreso
fra 16 e
22, in
grado di
emettere
lampi
della
durata di
circa
1/1.000 di
secondo.
Alcuni
flash sono
dotati di
cellula in
grado di
interrompere
il flusso
luminoso
quando
questo ha
illuminato
sufficientemente
il
soggetto,
con la
conseguenza
che il
lampo avrà
una durata
brevissima
fra
1/10.000 e
1/50.000
di
secondo.
Con questi
lampeggiatori,
detti
"a
computer",
è
opportuno
avvalersi
di
diaframmi
più
aperti così
da
ottenere
lampi di
più breve
durata.
Alcune
reflex, di
concezione
moderna,
hanno la
cellula a
computer
al loro
interno,
in grado
di leggere
la luce
riflessa
dalla
pellicola
e di
interrompere
l'emissione
luminosa
del
lampeggiatore
al momento
opportuno.
Questo
sistema di
lettura,
chiamato
TTL-flash,
per
funzionare
correttamente,
richiede
di
inquadrare
il
soggetto
al centro
del
fotogramma,
e di non
collocare
il flash a
meno di 50
cm. dalla
pianta,
pena il
pericolo
di
sovraesposizione.
Altre
macchine
incorporano
oltre alla
cellula
anche un
flash TTL di
limitata
potenza.
Chi
possiede
due
piccoli
flash può
rendere
l'illuminazione
più
uniforme
collegandoli
insieme,
non
elettricamente
con spina
multipla
(rischio
di
bruciare
il
contatto
X), ma
mediante
un
servo-flash
(cellula
slave) che allo
scoccare
del lampo
principale
provvede,
in
sincronia,
e senza
collegamento
diretto, a
chiudere
il
contatto
dell'altro
lampeggiatore
e
a far
partire il
secondo
lampo.9
A lato è
visibile
l'immagine
di due
flash
montati su
staffe.
Le ombre si possono anche alleggerire interponendo un pannello di
polistirolo di fronte al flash, e dietro al soggetto oppure sopra di
esso (illuminazione fig. 2-3).
Occorrerà tenere conto sia del maggiore percorso compiuto dal lampo (flash-pannello-soggetto),
sia dell'assorbimento del riflettore, dimezzando il numero guida.
Ovviamente le reflex che adottano il sistema TTL-flash provvedono da
sole a tutti i calcoli necessari. In alternativa si può anche
collacare davanti alla parabola del flash un diffusore, ad esempio un
pezzo di carta da lucidi fermato con un elastico o nastro adesivo,
considerando un numero guida ridotto di almeno 3 unità. In ogni caso è
indispensabile fare qualche test di prova, scattando fotogrammi col
flash più o meno vicino o col diaframma più o meno chiuso.
Un altro sistema, conosciuto come gabbia di luce consiste nel
costruirsi con della carta da disegno un cilindro o un cono, alti
abbastanza da superare in altezza le piante da riprendere, per poi
fotografare dall'alto. I soggetti piccoli possono essere illuminati
attraverso un foro praticato sulla parete della "gabbia"
(illuminazione fig. 4-5).
Si può anche costruire con un cartoncino ricoperto di stagnola
d'alluminio, stropicciata e quindi nuovamente stesa, una specie di
riflettore con un foro centrale grande abbastanza da essere inserito
nel tubo di prolunga con un'angolazione di 45°, dirigendo su di esso
il lampo del flash come in fig 6.
Il modo migliore per fotografare un oggetto a tre dimensioni è quello
di angolare il punto di ripresa, posizionando la reflex a 45° rispetto
ad esso, in tal modo si eliminano i riflessi e si conferisce
profondità all'immagine; inoltre un flash che illumini il soggetto a
45° permette di ottenere uno sfondo scuro che può servire a dare
risalto all'immagine.
RIEPILOGO
- Si monta
la
macchina
sul
cavalletto,
si sistema
in modo
adeguato
il
soggetto,
quindi in
funzione
delle sue
dimensioni
e della
profondità
di campo
desiderata,
si sceglie
il
rapporto
di
riproduzione,
l'obiettivo,
il tubo di
prolunga o
lente
addizionale
più
opportuni.
- Si mette
a fuoco, a
diaframma
tutto
aperto,
scegliendo
con molta
attenzione
il punto
di vista
migliore,
curando
che il
soggetto
si trovi
bene al
centro del
mirino.
Si sistema
lo sfondo
e un
eventuale
pannello
riflettore.
- Si
imposta il
diaframma
a f/22, se
presente
sull'obiettivo,
altrimenti
si usa
f/16. Si
può
controllare
a vista la
profondità
di campo,
chiudendo
il
diaframma
al valore
impostato.
- Si
sceglie il
tipo di illuminazione a luce
naturale o mediante flash:
a) Luce
naturale: si adotta
il tempo
che si
accorda
con la
corretta
esposizione
fornita
dalla
macchina
con
lettura
esposimetrica TTL, in relazione al diaframma impostato.
b)
Lampeggiatore: normalmente
le reflex
permettono
la
sincronizzazione
del lampo
fra 1/125
e 1/250 di
secondo
mediante
il
contatto X. Occorre
quindi
impostare
questo
valore e
poi
determinare
la
distanza flash-soggetto
mediante
la
semplice
operazione:
Distanza
flash-soggetto
= Numero
guida x 0,65
:
diaframma
Può
essere di aiuto anche il
Nomogramma
2. E'
meglio
fare
qualche
prova
perché a
volte i
costruttori
di flash
tendono a
sovrastimare
il numero
guida, e
inoltre
non
essendoci
all'esterno
pareti
riflettenti,
c'è la
possibilità
di
sottoesporre.
Curare
attentamente
l'inclinazione
della
parabola
affinché
il lampo
possa
coprire
tutto il
campo
inquadrato
dall'obiettivo.
Chi
dispone di
una
moderna
reflex
dotata di
esposizione
TTL-flash
deve solo preoccuparsi
.....
di una
buona
inquadratura.
In
conclusione
riporto il
pensiero
di Andreas
Feininger
secondo il
quale la
tecnica
fotografica
si può
apprendere
da un
insegnante
o da un
libro, ma
tutto il
resto deve
essere
frutto
della
sensibilità,
del gusto,
dell'intelligenza,
dell'intuito
e della
fantasia
di chi
fotografa.

--------------note-----------------
1 -
Un
obiettivo
di 50 mm,
alla
distanza
di 60 cm,
è in
grado di
inquadrare,
riempiendo
il
fotogramma,
un
soggetto
delle
dimensioni
di circa
cm. 20x30.
Quando il
soggetto
da
riprendere
è più
piccolo di
tale
misura, è
necessario
ricorrere
alla
tecnica
che gli
anglosassoni
chiamano
del
close-up,
cioè
consentire
all'obiettivo
di mettere
a fuoco a
distanza
più
ravvicinata,
così da ingrandire il
soggetto
sul
negativo. Ciò è realizzabile con una reflex tradizionale, una fotocamera o
anche una
telecamera digitale in grado di scattare fotografie a distanza ravvicinata.
2
-
La
diottria
indica il
numero
delle
volte in
cui la
focale
della
lente,
espressa
in cm,
entra in
un metro.
Se ad un
obiettivo
da 50 mm,
che ha
perciò
una
potenza di
20
diottrie
(100 : 5),
aggiungiamo
una lente
addizionale
da 4
diottrie,
il
complesso
raggiunge
le 24
diottrie
pari a
41,6 mm.
(100 : 24
= 4,16
cm), che
rappresenta
la nuova
lunghezza
focale.
3
-
Il
rapporto 1
: 2 sta a
significare
1 fratto
2, cioè
il
soggetto
avrà
sulla
pellicola
dimensioni
pari alla
metà del
reale.
Invece 2 :
1 vuol
dire che
il
soggetto
sarà
rappresentato
con una
dimensione
2 volte
superiore
al
naturale.
4
-
Per
profondità
di campo
s'intende
la zona
nitida in
mezzo alla
quale
occorre
porre il
soggetto.
La
conoscenza
di questo
importante
elemento,
influenzato
dal
rapporto
di
ingrandimento
e
dall'apertura
del
diaframma,
è
fondamentale
per
ottenere
un'immagine
perfettamente
a fuoco.
Più un
soggetto
è
piccolo,
più
occorre
avvicinarsi
ad esso e
allontanare
l'obiettivo
dal piano
pellicola
che, a
parità di
diaframma,
riduce la
profondità
di campo.
Purtroppo
le
succulente
hanno una
discreta
tridimensionalità,
per cui
quando è
prioritario
avere un
piccolo
soggetto
tutto a
fuoco, è
necessario
utilizzare
il
diaframma
più
stretto
possibile
ed
accontentarsi
di un
rapporto
di
riproduzione
minore.
5 -
Un set
completo
di tubi di
prolunga
(65 mm.)
accoppiato
ad un
obiettivo
da 50 mm,
offre un
rapporto
di
riproduzione
di 1,3 :
1. Con
obiettivo
da 28 mm.
il
rapporto
sale a 2,3
: 1 (cioè
2,3 volte
il
soggetto
originale).
6 -
E' un
sistema
meccanico,
che
permette
di
regolare
la quantità
di luce
che
attraversa
l'obiettivo
ed
impressiona
la
pellicola.
Più il
valore è
alto, più
il foro è
piccolo.
Il valore
del
diaframma,
esprime in
mm., il
rapporto
fra
l'obiettivo
su cui è
montato e
il suo
diametro;
così un
obiettivo
da 50 mm.
con
diaframma
f/16 avrà
un
diametro
pari a 50
: 16 =
3,125 mm.
ed un
obiettivo
da 135 mm
con un
diametro
di 6,136
mm avrà
diaframma
f/22.
7 -
Per
latitudine
di posa
s'intende
la capacità
che ha una
pellicola
di
sopportare
errori di
esposizione.
8 -
E' un
numero che
il
fabbricante
assegna ad
ogni flash
e che
diviso per
la
distanza
fornisce
il
diaframma
da
impostare.
9
-
Il
Numero
guida di
due flash
uno
accanto
all'altro,
diventa:
Quando
l'angolo
fra i due
flash è
compreso
fra 90 e
180° si
usa il NG
del flash
principale.
Se
l'angolo
è di 45°
si usa un
NG
intermedio.