|
|

















 |
DICHIARAZIONE DI NON RESPONSABILITA'
L'autore declina ogni responsabilità in merito ai possibili
danni causati dall'uso delle indicazioni sotto riportate e da un
impiego improprio e scorretto dei presìdi sanitari citati, i cui
marchi appartengono ai rispettivi proprietari. Gli insetticidi,
fungicidi, acaricidi e altri chimici sono citati solo per
utilità dei visitatori del sito. Se un principio attivo viene
usato per la prima volta occorre eseguire una prova di
fitotossicità su di una pianta. Determinati prodotti sono
vendibili liberamente in alcuni paesi e vietati in altri; per
certuni è richiesto il patentino fitosanitario (certificato di
abilitazione all'acquisto), alcuni sono potenzialmente tossici o
pericolosi per l'uomo e chi li usa lo fa a proprio rischio e
pericolo, inoltre ciò che è riportato sulla confezione ha la
priorità su quanto indicato in questa sezione.
In ogni caso prima di usare un determinato prodotto occorre
leggere attentamente l'etichetta in merito al principio attivo,
le dosi di impiego, l'azione sui parassiti, la composizione, le
modalità d'uso, la classe tossicologica, la compatibilità con
altri prodotti, l'epoca di trattamento, i danni arrecabili agli
animali, il periodo di carenza (sicurezza), la natura del
rischio: per inalazione, ingestione, assorbimento cutaneo. I
prodotti non vanno tenuti nell'ambiente domestico, devono essere
resi inaccessibili ai bambini e custoditi in armadio chiuso a
chiave, la preparazione e i trattamenti non vanno eseguiti in
casa o in serra, ma all'aperto. Ricordarsi di non operare
mai contro vento; non mangiare, bere o fumare durante i
trattamenti, usare guanti e mascherina, adottare abiti adatti,
evitare di respirare i vapori delle sostanze ed il contatto con
gli occhi e le mucose, dopo ogni trattamento lavarsi
accuratamente, non inquinare e non disperdere nell'ambiente le
confezioni vuote. In caso di contaminazione personale
lavare immediatamente la parte ed in presenza di malore
avvisare il medico recando con sé la confezione.
AVVISO: ricevo molte e-mail con richiesta di diagnosi di
malattie crittogamiche, a fronte di una sommaria descrizione o
di qualche foto a volte non ben riuscita. Vorrei precisare, che
in queste condizioni potrò solo fornire consigli generici.
Comunque anche il fitopatologo avrebbe bisogno, per una corretta
e seria diagnosi, di osservare direttamente l'esemplare e
soprattutto effettuare attente ricerche in laboratorio.
Occorre anche considerare che la maggior parte delle malattie
crittogamiche sono incurabili poiché quando appaiono è troppo
tardi per approntare una cura, in quanto il patogeno ha, nella
maggior parte dei casi, già invaso il sistema vascolare e di
fatto contagiato tutta la pianta in modo irreparabile.
Pur sapendo che la cura migliore contro questo tipo di malattie è
la prevenzione, darò utili indicazioni in grado di orientare la
diagnosi da parte di chi può osservare 'de visu' il soggetto
colpito, così da verificare anche a quale stadio trovasi la
malattia, sollecitandone un intervento il più pronto possibile.
PREMESSA.
Una pianta è in salute se è in grado di svolgere, in modo
regolare, le sue funzioni fisiologiche. Secondo Owens "La
malattia è un disturbo o una deviazione dalla struttura normale
o dalla fisiologia della pianta, localizzata o generalizzata,
riconoscibile da qualche sintomo o segno e che produce un
qualche danno alla pianta."
Affinchè un vegetale possa essere parassitato, occorre il
concorso contemporaneo di almeno tre fattori: la recettività
della pianta, la virulenza del patogeno, le condizioni
ambientali favorevoli. Questo concetto è conosciuto come
"Triangolo di Bateman": Ospite, Patogeno, Ambiente, cui a
volte si inserisce un quarto elemento, il Tempo, inteso
come durata della persistenza delle condizioni ambientali
favorevoli all'attacco, in grado di determinarne i danni e la
loro gravità.
I problemi che maggiormente
assillano gli amanti delle succulente (e non solo loro),
riguardano il riconoscimento e la cura delle malattie, per cui è
di fondamentale importanza identificare la patologia, cosa
peraltro non facile, e sapere come curarla.
Mantenere in salute le piante non è cosa agevole
per nessuno, occorre sensibilità per capire fin dal primo
momento che qualcosa non va come dovrebbe e saper intervenire
con prontezza. Occorre altresì conoscere contro chi si combatte
e come il patogeno si comporta.
Tutte le nostre succulente sono soggette ad ammalarsi, ma in modo e in misura diversa. Sono
fattori di rischio la variabilità e l'andamento climatico, la
vicinanza a piante già ammalate, le modalità di coltivazione
errate, l'inquinamento dell'aria e del suolo su cui vivono.
Piante coltivate a dovere crescono robuste e sono meno soggette
alle malattie e comunque reagiscono alle stesse con maggiore
efficacia.
FITOPATIE E PESTICIDI
PARASSITI VEGETALI
I parassiti vegetali si suddividono in quattro gruppi:
a) Funghi:
trattasi di organismi microscopici, privi di mobilità, in grado
di riprodursi sia per via sessuata che asessuata; si insediano
nei tessuti vegetali mediante filamenti detti ife,
sottraendo così linfa alle piante. Le spore possono sopravvivere
al freddo e alla mancanza d'acqua, pronte a germinare non appena
le condizioni diventano favorevoli e a diffondersi attraverso
l'acqua delle annaffiature. La maggior parte dei problemi
relativi ai funghi dipende da noi stessi che inconsciamente li
introduciamo nella serra ed una volta che il patogeno vi si è
istallato le conseguenze possono essere veramente gravi. Il
fungo può penetrare all'interno della pianta attraverso ferite
del corpo o delle radici, attraverso aperture che le spore sono
in grado di creare ed persino attraverso gli stomi. Molti funghi
prosperano quando l'ambiente è umido, l'aria è fredda e la
circolazione è scarsa o assente. Il cambiamento di queste
condizioni può fermare lo sviluppo della fungosi che però può
riprendere con un nuovo peggioramento della situazione. Alcuni
funghi risiedono nei residui vegetali e nelle piante come
Alternaria, Cercospora, Colletotricum, altri nel suolo come
Phytophtora e Fusarium, anche come saprofiti
(Rhizoctonia, Pythium, Sclerotium). Per tali ragioni è
sconsigliabile l'uso di terra di campo che può contenere spore
resistenti, organi di conservazione e malattie batteriche, a
meno di ricorrere alla disinfezione con vapore a 90°C per una
ventina di minuti, oppure a fumigazioni (bromuro di metile,
tetracloruro di Carbonio), pratiche in verità di non facile
attuazione. La prevenzione si attua, perciò, con la disinfezione
dei terricci, dei semenzai, dei locali, assicurando un'adeguata
ventilazione, un buon drenaggio, una concimazione equilibrata,
la disinfezione dei semi.
b) Batteri: (Schizomiceti): sono organismi
microscopici unicellulari, procarioti, provvisti di membrana,
con nucleo indistinto, hanno il diametro di qualche micron, a
metà tra il regno vegetale e quello animale. Possono essere
aerobi o anaerobi, si possono riprodurre ogni 20 minuti per
divisione cellulare, resistere in condizioni estreme laddove
ogni forma di vita è preclusa. I batteri vivono nell'aria,
nell'acqua, all'interno e sulla superficie degli esserei
viventi; sono copiosissimi nel terreno (da 1 a 50 milioni per
grammo di suolo). Per la maggior parte sono saprofiti e soltanto
pochi presentano caratteristiche autotrofiche. Molti di essi
sono di grande utilità in quanto provvedono al miglioramento del
substrato attraverso un processo ossidativo e di decomposizione
della sostanza organica, altri fissano l'azoto atmosferico
combinandolo con l'idrogeno, in modo che possa essere utilizzato
dalle piante. Proliferano in condizioni favorevoli, cioè
temperatura fra i 10 e i 35°C. con un optimum di 25°, elevata
umidità del suolo, nonché materiale organico non decomposto o
infetto, insetti. La penetrazione non avviene mai direttamente,
ma attraverso ferite o aperture naturali (stomi, distacco di
fiori e foglie), dopo di che si verifica l’ancoramento, la
moltiplicazione e l’invasione da cellula a cellula, o ad opera
dei tessuti parenchimatici e dei fasci vascolari. Per tale
ragione, possono verificarsi batteriosi sistemiche, vascolari,
parenchimatiche, iperplastiche. Quelle sistemiche, causano
l’avvizzimento delle foglie e l’imbrunimento dei vasi, con
formazione di cancri. Le batteriosi vascolari, producono lesioni
necrotiche a cuneo, con marciumi neri. La prevenzione si attua
trattando i semi con prodotti rameici o acqua calda a 50° C. per
20’.
I batteri Pseudomonas ed Erwinia producono
marciumi e annerimenti ai tessuti, tumori alle radici,
ostruzioni ai vasi e seccumi.
c) Virus: I virus sono entità biologiche intracellulari
delle dimensioni da 0,05 a 0,2 micron, costituiti da acidi
nucleici quali RNA (acido ribonucleico) o DNA (acido
deossiribonucleico) e di un rivestimento protettivo proteico (capside).
Mancano di un'organizzazione cellulare e sono incapaci di
muoversi e di crescere, ma in grado di specializzarsi,
evolversi, adattarsi all'ambiente. Non sono, perciò, in grado di
inserirsi all’interno dei tessuti vegetali, per cui la
trasmissione da pianta a pianta può avvenire con l’innesto, per
seme, per propagazione vegetativa, col polline, per contatto fra
pianta sana e pianta malata attraverso piccole lesioni. Altri
vettori sono gli insetti (afidi, cicaline, cocciniglie,
aleurodidi, tripidi, coleotteri), gli acari, i nematodi, i
funghi ed infine l’uomo con le pratiche colturali. Il trasporto
a distanza del virus, all’interno della pianta, avviene per
mezzo del floema. Hanno capacità riproduttive solo all'interno
della cellula ospite che sono in grado di penetrare e
costringere a replicare il virus stesso. Sono gli artefici
delle alterazioni cromatiche, delle deformazioni ai fusti e ai
fiori, di clorosi e seccumi. Talvolta contribuiscono a rendere
più interessanti i fusti ed i fiori, creando maculature,
malformazioni, mosaici, anulature clorotiche. E’ proprio
l’alterazione del colore dei fiori uno dei principali sintomi
che ci deve far pensare alla presenza del patogeno.
La diagnosi certa può essere eseguita al microscopio elettronico
a scansione, mediante kit sierologici, uso di sonde con
marcatori fluorescenti.
Le virosi si prevengono con l’uso di materiale non infetto,
l’eliminazione delle erbe infestanti, la lotta ai vettori in
grado di trasmettere l’infezione, la protezione delle piante con
tnt (tessuto non tessuto), la disinfezione della serra. La cura
può essere condotta con la termoterapia, il risanamento mediante
coltura dei meristemi apicali, utilizzo di piante transgeniche
resistenti, mentre le strategie biotecnologiche con uso di
vaccinazioni sono al momento di scarsa utilità a causa della
mancanza nelle piante di un sistema immunitario.
d)
Micoplasmi: trattasi
di organismi procarioti, sprovvisti di un vero e
proprio nucleo e privi di parete
cellulare ma con membrana
elastica cellulare
tristratificata deformabile, sono gram-negativi, non hanno flagelli, né
producono spore. I micoplasmi non sono nè batteri, nè virus ma
una forma intermedia con habitat nel floema delle piante. Questi
parassiti producono gravi disordini nel soggetto ospite, da non
confondere, però, con la forma crestata che non è originata da
una malattia. Interferiscono con l'ormone del metabolismo,
stimolando la produzione di una sostanza che promuove la
crescita ascellare delle gemme. Poiché la malattia è
relativamente benigna, alcuni vivaisti innestano le piante
infette su altre, per ottenere la moltiplicazione delle forme
mostruose e venderle come curiosità. Si suppone che tutti i
cacti ne siano soggetti, in particolare i generi Opuntia,
Echinopsis, Gymnocalycium, Cereus. Fino ad oggi i laboratori non
sono riusciti ad isolare il microrganismo responsabile delle
malformazioni.
Sintomi:
deformazione e crescita abnorme; proliferazione dei germogli
ascellari e nei pressi
dell'apice; polloni molto piccoli e poco sviluppati,
ingiallimenti fogliari con allungamento degli internodi, nanismo
apicale, rachitismo, virescenza. In presenza di piante infette,
non è necessario compiere alcuna azione in quanto la malattia,
in genere, non si diffonde spontaneamente. Non fare innesti su
questi soggetti a meno che non lo si desideri; sterilizzare con
alcool denaturato gli strumenti usati, prima di trattare altre
piante. Rendere la serra immune da cicaline, psille,
cocciniglie, afidi, mosche bianche, che possono trasmettere la
malattia. I micoplasmi sono sensibili al trattamento con acqua
calda, (immersione della pianta per 5 ore a 45° C.) e agli
antibiotici, quali le Tetracicline e la Streptomicina
(vietati in Italia).
Le
malattie causate dai gruppi b, c, d sono meno diffuse anche se
in via di espansione e scarsamente curabili. Con le micosi si
può invece tentare la cura, tuttavia se una malattia fungina
entra in una collezione nessuna irrorazione potrà eliminarla
completamente, per cui è fondamentale la prevenzione da mettere
in atto mediante appropriate cure colturali e pratiche
igienico-profilattiche nel luogo di crescita e nell'impianto del
semenzaio.
Ecco alcune regole valide in ogni situazione: disinfettare e
tenere in quarantena le piante introdotte per la prima volta in
collezione; usare terricci di qualità, sani e con poca materia
organica; irrorare piante e terriccio una volta l'anno con
prodotti sistemici; disinfettare gli strumenti di taglio e
potatura usando una soluzione di acqua e candeggina nel rapporto
di 10 a 1; assicurare una buona circolazione d'aria; annaffiare
di primo mattino in modo che le piante siano asciutte durante la
notte, possibilmente dal basso e non a pioggia; evitare i
ristagni d'acqua, le concimazioni squilibrate, l'eccessiva
umidità ambientale; usare seme trattato con anticrittogamici e
proveniente da ditte specializzate; ripulire con tempestività la
serra dai detriti, dai fiori appassiti e dalle foglie cadute; a
fine autunno, prima della stasi invernale, disinfettare la serra
con anticrittogamici in polvere a largo spettro. In caso di
infezione impedire la proliferazione e la diffusione ai soggetti
vicini, distruggere quelli infetti e liberarsi di terriccio e
vasi contagiati; disinfettarsi le mani prima di toccare altri
vasi o piante.
Tenere sempre presente
che alcuni microrganismi non sono in grado di penetrare
all'interno dei tessuti delle piante se non per nostre
negligenze, attraverso tagli e ferite a seguito di rinvasi o ad
opera di insetti che vanno, pertanto, sollecitamente combattuti.
Tra le malattie causate da parassiti vegetali, particolare
attenzione meritano:
Elmintosporiosi,
Fusariosi,
marciumi da
Rizottiosi,
Pythium,
Phytophthora,
necrosi da
Coniothyrium,
Monosporiosi, macchie da
Septoriosi,
Antracnosi,
Muffe.
Poichè molte malattie si manifestano in maniera simile pur
richiedendo un trattamento diverso, per piante importanti è
assai utile rivolgersi ad un laboratorio di analisi
fitopatologica.
ELMINTOSPORIOSI-ALTERNARIOSI/Bipolaris/Drechslera.
E’
forse la più temuta e diffusa
   malattia
fungina delle piante grasse, causata da Helminthosporium
cactivorum (Drechslera cactivora).
Sui soggetti giovani provoca un marciume brunastro, che in
breve tempo conduce la pianta alla morte. Sulle piante adulte la
malattia procede più lentamente, manifestandosi dapprima con
macchie giallastre, poi nere e
marcescenti, allorché il
patogeno penetra in profondità nei tessuti. L'attacco si
manifesta nelle concavità o nei pressi del colletto, in quanto
zone maggiormente umide. In caso di elevata umidità, la malattia
può evolvere assai rapidamente. Il patogeno, in alcuni casi, si
manifesta come un'efflorescenza vellutata nera, costituita da
minuscoli cespuglietti.
Condizioni favorevoli allo sviluppo sono, temperature fra 16 e
30° C., umidità continua o piante annaffiate dall'alto, elevato
affollamento in serra, piante con ferite, scarsa circolazione
d'aria.
La lotta si conduce disinfettando, in via preventiva, il terreno
con appositi prodotti, asportando e distruggendo le piante
colpite, evitando i ristagni di umidità. In situazioni
favorevoli allo sviluppo della malattia o alla comparsa dei
primi sintomi, effettuare trattamenti con prodotti sistemici
quali thiabendazole, zineb, mancozeb, ferbam,
chinosol, captan (il cui impiego è ora soggetto in Italia a
forti limitazioni).
Assai
simili sono i sintomi dell'Alternariosi (Alternaria
tenuis)
FUSARIOSI.
I sintomi di questa malattia, causata da Fusarium oxysporum,
si manifestano con un avvizzimento generalizzato, marciumi
secchi, cancri, ingiallimento dei margini fogliari,
rallentamento della vegetazione, con lievi alterazioni dei
tessuti nella zona basale, che appaiono opachi e non più turgidi
con presenza di macchie circolari molli. Sezionando la pianta, è
possibile vedere tratti del sistema vascolare imbruniti o
rossastri, segno che il fungo, abitatore del suolo, è penetrato
attraverso le radici, si è insediato a livello dei fasci, ne ha
occluso i vasi e liberato una tossina, che riduce la pressione
osmotica. Nella sua forma acuta le piante colpite vanno incontro
ad un marciume basale e poi alla morte. L'infezione, nella forma
lenta, tende a divenire cronica, formando un seccume, una sorta
di suberificazione che si espande poco, e che consente spesso
alla pianta di sopravvivere per qualche periodo. Occorre tenere
presente che il fungo Fusarium, a seconda della
specie, può penetrare anche dall'alto con propagazione verso il basso.
La lotta contro la Fusariosi e la Verticilliosi
(Verticillium)e le altre forme vascolari è molto difficile,
sulla coltura in atto si può tentare con l'impiego di
benzimidazolici (carbendazim, benomyl, ecc.) ad azione
sistemica e a largo spettro; oppure con tiofanato, dodina
(Syllit 35). La cura migliore è però quella preventiva:
evitare di coltivare su terreni contaminati; utilizzare
materiale sano; disinfettare vasi, attrezzi, ecc.; evitare
l’eccessiva umidità e le concimazioni squilibrate.
Assai
comuni nelle succulente, nei semenzali e nelle talee, sono i
MARCIUMI che si manifestano improvvisi nella parte
della pianta che è a contatto della terra. Se la malattia si
diffonde nei giovani semenzali purtroppo è incurabile, per cui
si interviene preventivamente con prodotti sistemici come il
propamocarb
(Previcur) o iprodione (Rovral).
I MARCIUMI RADICALI E DEL COLLETTO
possono essere causati da funghi diversi ma con alterazioni
piuttosto simili, danno luogo ad un rammollimento dei tessuti
che assumono una colorazione bruno-rossastra con tendenza ad
estendersi dal colletto alle radici così da condurre la pianta
al collasso. Si manifestano anche mediante arresto della
crescita, ingiallimento del fusto e/o delle foglie. In caso di
infezione, agendo con tempestività, si può tentare la cura
asportando con un affilato "cutter" la parte malata fino a
quando non si nota del tessuto sano senza alcuna presenza di
puntini o macchioline nei pressi dei fasci vascolari. Usare
l'avvertenza di disinfettare con alcool l'attrezzo usato ogni
qualvolta si procede ad un taglio, per non diffondere più in
alto la malattia. La parte superiore della pianta, se breve,
potrà essere innestata, altrimenti utilizzata come talea previa
una spolverata con zolfo ramato o zineb. Le
cause, oltre che da funghi, possono risalire a eccessi di
annaffiature e ristagni d'acqua. Si combattono con oculate
annaffiature, sostituzione del terriccio, e in caso di attacco
fungino con Benomyl o Thiram. Nei casi gravi si asportano
le radici e si usa il fusto come talea.
MARCIUME DA RIZOTTIOSI.
L'agente patogeno è la Rhizoctonia solani, un parassita
che colpisce in prevalenza Opuntia, Mammillaria, Cucurbitacee e
giovani piantine. Il fungo vive nel suolo come saprofita nei
tessuti morti e germina con temperature comprese fra 8 e 30°,
poi penetra nella pianta attraverso le radici. La malattia si
manifesta sotto forma di marciume basale progressivo in grado di
diffondersi velocemente su tutta la pianta. Al primo apparire
della malattia l’epidermide appare lucida e tesa; in seguito i
tessuti interni si modificano fino al disfacimento. Il patogeno
è facilmente rilevabile al microscopio.
La lotta si conduce mediante disinfezione preventiva del suolo
con vapore o fumiganti e in presenza di malattia mediante
trattamenti con pencycuron,
tolcofos
metil,
iprodione. Anche i benzimidazolici
(carbendazim, benomyl, thiabendazole) hanno un certo
effetto.
MARCIUME DA PYTHIUM SP.
Questo fungo,
di cui sono note diverse specie, è assai comune nei semenzali di
cui attacca, con effetti nefasti, radici e colletto. Sugli
organi infettati, delle piante più adulte, si forma una muffa di
colore chiaro. La lotta si conduce con
Previcur.
MARCIUME DA PHYTOPHTHORA
E ARMILLARIA.
Questa malattia seppure non molto frequente
fra le succulente, può in alcuni casi assumere forme gravi
specialmente sui semenzali. E’ provocata dal fungo
Phytophthora cactorum rilevabile nei terricci. L'infezione
si manifesta nei pressi delle radici e del colletto mediante un
marciume molle, gommoso, a rapida diffusione, con successive
screpolature del fusto. I tessuti colpiti assumono una
colorazione scura con aspetto colloso, che nello stadio avanzato
produce il disseccamento del midollo. Spesso si nota la presenza
concomitante di nematodi. Sulle lesioni da Phytophthora
si annidano, in seguito, marciumi secchi (Fusarium) e
molli (Erwinia).
Il marciume radicale fibroso, causato dal fungo Armillaria
mellea, si differenzia da quello da Phytophthora, per
il fatto che non c’è gommosi, ed il parassita emette un intenso
odore di fungo.
La lotta è profilattica: disinfezione del terreno,
eliminazione dei ristagni di umidità, distruzione delle piante
infette. In caso di necessità si può far ricorso a prodotti
chimici specifici quali i ditiocarbammati (ziram,
mancozeb, propamocarb, iprodione) previa prova di
fitotossicità.
NECROSI DA CONIOTHYRIUM.
L’infezione, frequente su alcune Euphorbia, insorge sul fusto e
talvolta sui rami con macchie tondeggianti scure, con parti di
tessuto che diventano molli o raggrinziscono così che l'intera
pianta deperisce e muore. Sembra che l’agente patogeno penetri
nei tessuti vegetali solo in presenza di ferite. La malattia
produce corpi fruttiferi del parassita che si presentano come
dei piccoli punti scuri, spesso disposti in cerchi concentrici,
dai quali fuoriescono cirri costituiti da numerosi conidi che,
trasportati dall'acqua, diffondono l'infezione.
Si previene, cercando di ridurre le cause che possono provocare
ferite alle piante, evitando ristagni d'acqua, concimando in
modo equilibrato e distruggendo le piante colpite. Il captan
è in grado di combattere la malattia, tuttavia in
caso di difficoltà nell’approvvigionamento, si consiglia
l'impiego dei benzimidazolici.
MONOSPORIOSI E ALTRE MALATTIE DA
FUNGHI MINORI.
Il Monosporium cactacearum e lo Sporotrichum cactorum
sono altri patogeni che possono arrecare danni anche gravi. Ne
risultano particolarmente soggette Echinopsis ed alcuni Cereus,
nei quali l'infezione insorge principalmente attaccando i
cladodi alla base sotto forma di macchie nerastre, prima piccole
poi sempre più grandi. In breve l’infezione penetra nei tessuti
interni causando la morte della pianta.
Si consiglia l'asportazione delle parti infette, l’isolamento
delle piante colpite ed il trattamento con prodotti a base di
metile, ziram, dodina (Syllit 35) oppure
ossicloruro di rame.
  
MACCHIE DA SEPTORIOSI e
ANTRACNOSI. I
funghi Septoria cacticola, Ascochyta opuntiae,
Colletotrichum sono in grado di colpire Euphorbia, Opuntia,
Cereus, Echinocactus, Ferocactus, Agave, ma in teoria tutti i
cacti
 ne
sono soggetti, specialmente se coltivati all'aperto e quindi
soggetti alle ferite causate dalla grandine. Questi funghi si
sviluppano in autunno a causa dell'umidità, delle basse
temperature e della ridotta luminosità. Le gocce viscose, che
possono essere trovate sopra o vicino la macchia, sono le parti
del tessuto che il fungo ha lasciato, dopo che è penetrato
nell'epidermide. In seguito si manifesta la comparsa di seccume
sui cladodi, accompagnato da
macchioline giallognole. La malattia si diffonde rapidamente,
provoca il disseccamento dei fusti, e con essi la morte della
pianta, per cui occorre intervenire con tempestività, al primo
stadio di sviluppo, per non vedere infettata tutta la
collezione.
Sintomi dell'antracnosi da Colletotrichum sono macchie
circolari depresse, a contorni netti. Inizialmente si notano tre
o quattro colori come il nero, il marrone chiaro, il giallo.
Dopo un po' le macchie divengono grigio-brune, laddove si sono
formate le spore nere.
Precauzioni: non procurare ferite alle piante; non tenerle
troppo pigiate; non annaffiare a pioggia, specialmente le piante
malate, così da evitare il trasferimento delle spore;
predisporre una buona circolazione d'aria; distruggere le parti
infette, non appena l'infezione viene scoperta; scartare il
vecchio suolo ed applicare sul nuovo un fungicida sistemico (thiabendazole).
Cura: con prodotti a base di anilici quali
diclofluanide, ovvero ziram, zineb, dodin,
benomyl (Benlate), mancozeb, maneb, captan, poltiglia
bordolese.

MUFFE.
Botrytis cinerea è il patogeno meglio conosciuto come
muffa grigia. L'infezione parte dai detriti di piante caduti
sul terriccio, colpisce in prevalenza i semenzali e le
succulente coltivate in ambienti umidi e poco aerati Il fungo si
sviluppa con temperature comprese fra 0 e 33°C, preferibilmente
15-23°C, con umidità relativa dell'80% o superiore. Prospera
nelle serre per cui è importante rimuovere le parti infette per
minimizzare la presenza delle spore nell'aria.
Sintomi: Sui fusti e sulle foglie si formano delle
macchioline o puntini iniziali verde scuro con margini
giallastri, con tendenza a diventare marrone o nero e che in
seguito si ricoprono di una muffa polverosa (micelio) di colore
grigiastro (ma può essere anche grigio-argento o verdastro) che
in breve conduce la pianta alla marcescenza.
Precauzioni:
lasciare spazio fra le piante; procedere alla disinfezione
autunnale; rimuovere i detriti; predisporre un'adeguata
ventilazione forzata, se le condizioni sono fredde e umide;
mantenere l'umidità a livelli non elevati; non usare i sistemi
di irrigazione a spruzzo; evitare le concimazioni azotate;
trattare le ferite con un fungicida; eliminare le erbe
infestanti. Trattare la pianta con fungicidi sistemici come i
benzimidazolici (Benlate), associati ad uno dei seguenti
prodotti: ronilan, iprodione, euparen, ossicloruro di rame.
La prevenzione si attua con captan e benomyl.
Se l’infezione è già in atto, occorre rimuovere qualunque pianta
infetta dalla collezione; chiuderla in un sacchetto di plastica,
al fine di non spargere le spore; asportare le parti malate fin
dal loro primo apparire; trattare il taglio con un fungicida.
Agenti di biocontrollo della Botrytis sono:
Gliocladium roseum, Myrothecium verrucaria, Trichoderma spp.
Cladosporium cladosporioides.
L'OIDIO
(mal bianco) può interessare, verso la fine dell'estate, le
Euphorbia, le Cucurbitacee e altre piante producendo sui tessuti
una polvere bianca con accartocciamento delle foglie. Condizioni
favorevoli al suo sviluppo sono umidità intorno a 60-80% con
temperatura di 20-25° C. Si diffonde mediante spore trasportate
dal vento, si combatte con irrorazioni di zolfo bagnabile.
  La
FUMAGGINE
è prodotta da funghi saprofiti (Antennaria,
Capnodium, Cladosporum) che traggono il loro nutrimento
dalla melata di insetti come afidi, cocciniglie, metcalfa,
mosche bianche, ecc., o dal nettare secreto dalle ghiandole dei
Ferocactus e Opuntia. La malattia si presenta come
una crosta nera o come una polvere anch'essa nerastra simile
alla fuliggine. Questi funghi non sono patogeni in quanto non
penetrano l'epidermide, ma rendono la pianta esteticamente
sgradevole. La rimozione della crosta può avvenire mediante
l'uso di uno spazzolino da denti bagnato in una soluzione di
zolfo ramato.
L’operazione deve avvenire per tempo, se la zona infetta è assai
estesa, altrimenti il vigore del soggetto colpito ne risente, a
causa della mancanza della fotosintesi e degli scambi gassosi.
La lotta, per lo più preventiva, si conduce eliminando gli
insetti che alimentano il fungo e, nel caso dei Ferocactus,
asportando il secreto ghiandolare.
GLI ANIMALI
NOCIVI
Gli animali nocivi
si
combattono studiandone il ciclo di vita, la fisiologia, la
dipendenza dall’ambiente, i loro nemici e la reattività alle
sostanze velenose.
L e COCCINIGLIE sono insetti Emitteri, assai
dannosi e prolifici (fino a otto generazioni l’anno), eseguono
iniezioni salivari, succhiano linfa attraverso un rostro,
indeboliscono la pianta, ne scolorano l'epidermide, la rendono
più sensibile alle bruciature solari. Fanno aumentare la
respirazione, procurano danni all’apice delle piante, alla base
del fusto e alle radici. Sono ricoperte da una sostanza cerosa,
in alcuni casi somigliante ad un piccolo batuffolo di cotone, in
altri ad uno scudetto. Se ne contano qualche centinaio di
specie, ma quelle che interessano le cactacee sono la Diapsis
echinocacti (famiglia dei Diaspididi), la Eriococcus
coccineus (c. cotonosa delle cactacee), la
Hypogeococcus festerianus o pungens (c. rossastra
delle cactacee), entrambe della famiglia dei Pseudococcidi;
nonché la Icerya purchasi e la Gueriniella serratulae
(famiglia dei Margarodidi). La Coccus hesperidum,
attacca l’Euphorbia e le Bromeliaceae. L’Hypogeococcus
festerianus è stato importato in Italia intorno agli anni
’80 dalle Isole Canarie. E’ una specie in grado di produrre
notevoli danni alle Cactaceae, causare la deformazione dei
fusti, la proliferazione dei germogli e l’arresto della
crescita. Differisce dalle altre cocciniglie per il colore
rosato, e le minori dimensioni.
Tutte le cocciniglie si riconoscono abbastanza facilmente, e se
schiacciate fanno uscire un liquido giallastro.
Emettono una sostanza zuccherina (melata), alimento per funghi
patogeni e formiche, per cui sono causa di malattie
crittogamiche, fra le quali la fumaggine. Se lasciate
proliferare, possono condurre a morte il soggetto attaccato. I
maschi si muovono per mezzo delle zampe e delle ali, perciò si
espandono facilmente alle piante vicine. Altrettanto mobili sono
le neanidi, piccoli ancora immaturi, la cui funzione, facilitata
anche dall'azione del vento, è di ampliare la colonia. Le
femmine sono prive di ali e piedi e spesso provviste di
ghiandole che producono cera, con la quale ricoprono le uova
deposte. Proliferano con un clima secco, caldo ed un inverno
mite, svernano all’interno del riparo ceroso che si
costruiscono.
Alcune cocciniglie hanno un’utilizzazione pratica come il
Coccus cacti, che fornisce il carminio, e il Laccifer
lacca (Tachardia lacca), che produce la lacca
indiana.
La lotta si conduce eliminando meccanicamente gli insetti,
pennellando gli stessi con uno spazzolino da denti, o un
bastoncino cotonato intrisi di alcool denaturato, in grado di
sciogliere lo stato protettivo. L'utilizzo, in una piccola
serra, di insetti antagonisti quali i coleotteri coccinellidi
e gli acari trombididi, danno luogo a problemi di
equilibrio biologico. Conviene, in ogni caso, usare insetti già
presenti sul territorio nazionale, anziché importarli da altri
continenti, per non creare turbative all’ecosistema. La lotta
chimica fa uso, in primavera-estate, di prodotti fosforganici a
base di malathion (Fenix), diazinone (Basudin), dimetoato
(Rogor, Digotan), fenitrothion (Fenitan), parathion, fosalone,ovvero
di endosulfan, paradiclorobenzolo, acefate, carbaryl,
imidacloprid (Confidor, Provado), piretrine e durante il
riposo invernale di polisolfuri di Bario o di Calcio. I
prodotti chimici, per risultare veramente efficaci, devono
essere messi in grado di superare le barriere protettive, quali
gli ammassi cotonosi e le incrostazioni, che questi insetti
pongono in essere. Per questa ragione i pesticidi sopra
menzionati sono spesso addizionati ad alcool denaturato,
bagnanti e adesivi.
Le cocciniglie divengono assai più pericolose se,
favorite dal terreno asciutto, si istallano fra le radici (Rhizoecus
falcifer, Hypogeococcus barbarae, H. othnius, H. spinosus),
rendendosi invisibili fino a quando non notiamo un arresto nella
crescita prima, e un deperimento poi. In questi casi
occorre mettere la pianta sotto un getto d'acqua, così da
asportare tutto il terriccio; immergerla per qualche ora in un
anticoccidico, fra quelli sopra indicati; far asciugare e
rinvasare con del terriccio nuovo.
Precauzioni: controllare con attenzione ogni nuova pianta
immessa nella collezione, radici comprese; tenerla possibilmente
in quarantena; evitare l'uso di torba e materiale organico nelle
miscele di terriccio; non lasciare il suolo asciutto per troppo
tempo; non riutilizzare terricci già usati, infatti il contagio
avviene di frequente durante il rinvaso con materiale infetto;
pulire e sterilizzare con candeggina diluita (1 parte su 10
d’acqua) vasi e contenitori già usati; lavarsi e disinfettarsi
le mani prima di maneggiare un'altra pianta.
Il RAGNETTO ROSSO. Questo piccolissimo acaro fitofago (Tetranychus
urticae), che in realtà non è un ragno, è provvisto di 8
zampe, ha dimensioni di 0,3 mm. ed è osservabile solo mediante
una lente d'ingrandimento. Predilige un’atmosfera calda e secca,
tesse una minutissima tela, preferibilmente in cima alle
cactaceae, laddove i tessuti sono più teneri, con preferenza per
Rebutia, Lobivia, Coryphantha e occasionalmente Melocactus,
Sulcorebutia, Mammillaria, Lophophora, Turbinicarpus,
Pelecyphora. Attacca anche alcuni Mesembriantemi e certe
caudiciformi. E’ in grado di pungere, ed aprire così la strada
ai funghi patogeni, di succhiare la linfa, di intossicare la
pianta con i secreti ghiandolari causando gravissimi danni,
anche in virtù della straordinaria rapidità con cui si
moltiplica in ambiente asciutto. La parte attaccata secca e
assume una colorazione grigiastra tendente al rossiccio, che poi
si spacca a seguito della crescita.
La prevenzione si attua mediante spruzzature, così da creare un
deterrente all’insediamento dell’insetto che, notoriamente,
rifugge gli ambienti umidi. La lotta biologica si conduce con
l'impiego dell'acaro predatore Phitoseiulus persimilis,
prodotto e commercializzato da alcune fabbriche biologiche. La
lotta chimica utilizza acaricidi quali kelthane, dimetoato,
esteri fosforici. Occorre avvertire che, a causa di un uso
massiccio di questi prodotti, si sono formati ceppi di acari
resistenti a molti fitofarmaci. Una lotta mirata si esegue
mediante due trattamenti, uno indirizzato agli insetti adulti
mediante dicofol ed un altro, a 15 giorni di distanza,
rivolto alle uova con dienochlor. E’ assai utile
eseguire ad inizio stagione la disinfezione della serra
spruzzando piretrine o bruciando zolfo.
Le ANGUILLOLE
sono Nematodi, invertebrati vermiformi, microscopici, dal
corpo allungato, cilindrico o fusiforme, filamentoso, non
segmentato, coperto da una spessa cuticola chitinosa. Posseggono
una cavità interna per cui sono detti anche cavitarii. Di
norma si nota un dimorfismo sessuale, con la maggior parte delle
specie ovipare. Le larve dopo alcune mute, in genere quattro,
raggiungono la maturità. Le specie più comuni sono la
Meloidogyne javanica, la Heterodera cacti, la
Globodera spp. Proliferano nei suoli freschi, umidi, ricchi
di sostanza organica; quando l'ambiente diviene loro ostile, i
nematodi formano delle cisti entro le quali possono sopravvivere
a lungo. Sono in grado di penetrare nelle radici dei vegetali,
bloccarne il flusso linfatico, formare dei noduli (galle)
e causarne la morte. Le cause d’infezione possono risiedere nei
virus (bolle), insetti (Ditteri, Imenotteri, Rincoti), acari,
batteri (escrescenze, galle, tumori), funghi (tumori, bolle).
Sintomi: le piante colpite arrestano la crescita, ingialliscono
e non producono o non portano a compimento i fiori, per cui in
presenza di un soggetto con scarso vigore, la prima operazione
da compiere è quella di verificare lo stato delle radici, e di
svasare la pianta in caso di necessità.
La cura migliore è quella di immergere la pianta per 20’ in
acqua a 50° C. Si può tentare anche con gli Aloidrocarburi
ed i Fosforati organici. Si asportano poi le radici
malate fino all'attaccatura del colletto e si tratta il soggetto
come talea. Si distrugge il terriccio, il vaso, le parti malate
e, in casi gravi, anche la pianta, a causa della facilità con la
quale il parassita si diffonde anche alle piante vicine. La
lotta biologica si conduce piantando il Tagete nel luogo
ove si è diffusa l'infezione.
Le
MOSCHE SCIARA sono Ditteri, aventi la caratteristica di
aver sviluppato solo le ali anteriori, mentre le posteriori
(bilancieri) hanno la funzione di organi sensitivi e di
stimolo per le ali anteriori. L’apparato boccale è
pungitore-succhiatore. Le larve hanno forma di vermetto
lungo 6-7 mm, sono diafane, con la testa nera e prive di zampe,
si nutrono di sostanze organiche vegetali. L'insetto adulto è
una piccola mosca nera di 3-4 mm, alcune femmine sono
produttrici di soli maschi, altre di sole femmine, a causa della
mancanza di particolari cromosomi. Attaccano il colletto e le
radici delle piante, con gravi danni soprattutto per i
semenzali. Si sviluppano prevalentemente su terricci a base di
torba. Larve ed insetti si combattono con un buon insetticida.
Gli
AFIDI
sono insetti Emitteri, polifagi, di colore verde o nero,
dotati di elevata prolificità, non molto frequenti sulle
cactaceae, salvo qualche presenza sui fiori. Fra i più comuni
occorre considerare l’Aphis gossypii sulle Cucurbitaceae,
l’Aphis nerii sulle Asclepiadaceae e Apocinaceae,
l’Aphis sedii sui Sedum, il Macrosiphum euphorbiae
sulle Euphorbia, l’Aleophagus myersii sulle Aloe e
Haworthia. Il danno che possono provocare è costituito
dall'indebolimento della pianta colpita, dalla possibile
diffusione di virosi, fungosi, bacteriosi dalla secrezione
zuccherina emessa (melata), che indurendo produce la
fumaggine, dalle malformazioni provocate dall’Eriosoma
lanigerum. Si possono eliminare manualmente, con acqua
saponosa (50 gr. di sapone di Marsiglia per litro
d'acqua), infuso di tabacco o un buon insetticida (rotenone),
da cambiare spesso poiché si possono formare ceppi resistenti a
un determinato trattamento chimico nel giro di qualche
generazione.

I TRIPIDI.
Trattasi di insetti Tisanotteri, assai piccoli, circa 1,5
mm. Hanno forma piatta, sono muniti di ali ristrette, dotati di
grande motilità, con una forte predilezione per il polline delle
Cactaceae. Il tripide Frankliniella occidentalis è assai
polifago, attacca sia i fiori che i frutti e le foglie. Esegue
iniezioni salivari, punture a scopo alimentare o per deporre le
uova, causa seccumi ai fiori, malformazioni ai petali, necrosi
ai margini fogliari, ruggini, cicatrici, ed è vettore del virus
TSWV. Le femmine, più grandi dei maschi, depongono anche senza
la presenza di questi, una cinquantina di uova dentro i tessuti
dei petali. Dopo circa dieci giorni, a seconda della
temperatura, le neanidi passano nel terreno e si trasformano in
pupe ove ben presto raggiungono la maturità. Questo ciclo
riproduttivo si ripete dalle 5 alle 7 volte l’anno. Altre specie
sono l’Heliothrips haemorrhoidalis e il Thrips tabaci.
La lotta si conduce utilizzando trappole cromotropiche vischiose
di colore azzurro, il bioinsetticida Naturalis, il
sapone di Marsiglia più l’estratto di quassio, o
prodotti chimici (dimetoato). Tra i predatori naturali
dei tripidi ricordo il fitoseide Amblyseius cucumeris e
l’autocoride O rius
laevigatus.
METCALFA.
Piccolo insetto Omottero della famiglia dei Flatidi,
è comparso in Italia di recente (verso il 1980). La metcalfa
pruinosa è di colore bianco, subito dopo la schiusa delle
uova, per divenire poi verde tenue, a mano a mano che procede
nello sviluppo, ricoprendosi anche di una pruina cerosa, così da
lasciare sulla pianta le esuvie (spoglie delle precedenti età).
Gli adulti sono bianchi, con tendenza a divenire grigi sempre
più scuri, possono raggiungere i 7 mm. di lunghezza, essere in
grado sia di saltare che di volare, posseggono un robusto
apparato boccale perforante e succhiatore. Le neanidi si
sviluppano a metà maggio, vivono sulla pagina inferiore delle
foglie succulente, mentre l’adulto compare in giugno e produce
una cera biancastra con melata e fumaggine.
L’insetto ha un comportamento gregario, ama disporsi sulla
vegetazione in fila indiana. Scompare con i primi freddi, non
senza aver prima deposto uova negli interstizi del fusto. La
lotta chimica si conduce con buoni insetticidi, gli stessi della
cocciniglia, somministrati per tre volte, a distanza di una
settimana a partire dai primi di maggio. La lotta biologica si
pone in atto mediante l'insetto antagonista Neodryinus
typhlocybae. Come rimedio naturale, al fine di ridurre
l’entità dell’infestazione, risulta indicato l’uso precoce
(maggio) di forti getti d’acqua, ove sia stato aggiunto del
nitrato potassico, con lo scopo di sciogliere il rivestimento
ceroso delle neanidi e delle ninfe.
ALEURODIDI.
Piccoli moscerini bianchi, che sebbene originari dei paesi
tropicali, hanno saputo adattarsi a climi diversi, così da
diffondersi in tutto il mondo. Volano via quando si muove la
pianta, stazionano sulla pagina inferiore delle foglie
succulente, delle caudiciformi e dei pelargoni succulenti.
Hanno un apparato succhiatore in grado di indebolire la pianta,
rallentarne la fioritura, provocare ingiallimenti circolari,
produrre melata e fumaggini, propagare virus e batteri.
La specie che più di frequente è presente nelle nostre serre e
la Trialeurodes vaporariorum, la cui femmina depone circa
200 uova sulla pagina inferiore delle foglie. Dopo una
decina di giorni di incubazione, nascono le neanidi, che in un
mese passano attraverso tre stadi neanidali ed uno ninfale,
prima di diventare adulti. La lotta si conduce mediante trappole
cromotropiche gialle, spalmate di colla. Gli aficidi (dimetoato,
malathion, acefate, imidacloprid), hanno dato i migliori
risultati, seppure con una certa difficoltà, dovuta al fatto che
le uova sono protette da uno strato ceroso. Vanno somministrati
per almeno tre volte, a distanza di circa una settimana, così da
distruggere anche le nuove generazioni. Sostituire di frequente
il principio attivo, poiché gli insetti tendono ad assuefarsi ad
esso. Discreti successi sono stati ottenuti alternando
trattamenti con olio minerale ad altri con detersivo per
lavatrice diluito allo 0,25%. L’Encarsia formosa, l’E.
tricolor e la Chrysoperla caenea sono i predatori
naturali di questi moscerini.
LUMACHE E LIMACCE. Sono Molluschi Gasteropodi,
appartenenti alla famiglia degli Elicidi, aventi un piede
assai sviluppato, col quale strisciano su di un substrato,
lasciandosi dietro un muco argenteo, in grado di rivelare la
loro presenza. Sono polmonati, ermafroditi a fecondazione
incrociata, forniti di conchiglia dorsale unica. Fra le specie
ricordo l’Helix pomatia, assai diffusa nell’Europa
centrale, nonché l’H. adspersa e l’H. pisana
frequenti in Italia. Possono rappresentare un
problema per le succulente, specialmente se esposte all’esterno
della serra dove, preferibilmente di sera, causano notevoli
danni estetici alle foglie carnose, agli articoli, ai teneri
germogli e ai semenzali. Le lumache si possono eliminare
attirandole in un vassoio ove è stata posta della birra, di cui
vanno ghiotte, o manualmente. In caso di attacchi gravi si
ricorre alle apposite esche avvelenate (metaldeide acetica).
FORMICHE. Appartengono alla famiglia dei Formicidi,
aventi sia soggetti sessuati che femmine sterili. Le femmine
feconde perdono le ali dopo aver compiuto il volo nuziale,
mentre i maschi muoiono. Le uova passano attraverso la fase
larvale e della crisalide, prima di raggiungere la maturità.
Molte specie scavano nidi nel terreno e nei vasi, formando
colonie durature, altre sono predatrici vaganti. Sono solite
rubare le uova degli afidi, che allevano nei loro nidi, con lo
scopo di ottenerne un liquido dolciastro, simile al miele, che
gli afidi emettono allorchè vengono sfregati sul dorso dalle
antenne delle formiche. In questo modo veicolano insetti
pericolosi per le piante, possono asportare i semi dai semenzai,
causare danni indiretti alle radici. Se necessario si può usare
un insetticida (carbaryl).
 
  
BRUCHI E LARVE
DEFOGLIATRICI.
Trattasi di larve di Lepidotteri (ordine cui appartengono
le farfalle),
aventi un apparato boccale masticatore. Assai spesso
costruiscono un bozzolo, al cui interno si racchiude la
crisalide. Molte specie sono fitofaghe e assai
dannose allo stato larvale,
in special modo quelle aventi vita notturna. Queste, di vario
colore e dimensione, a seconda della specie, possono apparire in
primavera, in estate o in autunno, intente a
una vorace attività alimentare. A subirne le spese sono le
piante giovani, quelle con le foglie carnose, le succulente, i
fiori, le plantule. Se le larve sono poche la loro eliminazione
può avvenire manualmente, altrimenti si ricorre ai prodotti
chimici quali Imidacloprid, Diflubenzuron, Alfametrina,
Endosulfan.
PORCELLINO DI TERRA.
I comunissimi Porcellio scaber, ordine degli Isopodi,
hanno una corazza dorsale granulosa, due sottili dentelli e
corte antenne. Non arrecano danni diretti alle piante, ma
poiché spesso vivono in colonie, possono asportare la terra, con
pregiudizio per la germinazione dei semi e la crescita delle
plantule. Ci si libera di loro facilmente a mano, o attirandoli
con una patata di cui vanno ghiotti.
**************
COLTIVAZIONE
INADEGUATA (fisiopatia)
La luce.
Una illuminazione insufficiente, in fase di accrescimento,
produce un assottigliamento apicale della pianta, che assumerà
una colorazione giallastra per assenza di clorofilla. E' il
fenomeno dell'eziolamento (filatura), che determina un
indebolimento generale e una deformazione permanente, contro la
quale non esistono rimedi.
Al contrario, un’esposizione repentina al sole, senza
un’adeguata acclimatazione, causa scottature che deturpano la
pianta in modo duraturo. Tutto ciò può essere evitato
sottoponendo le piante, alla ripresa vegetativa, in modo
graduale alla luce solare, operando opportuni ombreggiamenti.
Nell'esporre i soggetti alla luce solare, occorre anche tenere
conto delle condizioni che le piante affrontano in habitat,
schermando quelle che vivono sugli alberi, ovvero protette da
rocce, arbusti ed erbe. Alcune specie, irraggiate durante la
stagione invernale, possono assumere una colorazione rossastra,
che non arreca alcun nocumento alla pianta.
L'acqua.
Scarse annaffiature causano, soprattutto sui cacti epifiti
originari delle foreste tropicali e subtropicali, l'avvizzimento
della pianta, tessuti senza turgore, fusti ricurvi. Si risolve
con annaffiature e nebulizzazioni regolari. Ristagni ed eccessi
idrici, al contrario, conducono spesso la pianta alla
marcescenza. Tenere presente, che si perdono più piante grasse
per aver somministrato troppa acqua, che troppa poca. Anche
un’acqua troppo mineralizzata, e con un elevato tenore di
calcio, a lungo andare provoca asfissia alle radici.
L'umidità atmosferica.
Un eccesso di umidità nell’aria, una condensa elevata, il suo
gocciolamento sulle piante, una scarsa ventilazione,
specialmente d’inverno, sono le principali cause di muffe e
marciumi.
Solo le specie originarie delle foreste del sud-est asiatico,
richiedono umidità e temperature più elevate. Durante la buona
stagione, occorre disporre queste piante (Hoya, Dischidia, ecc.)
sopra a degli ampi sottovasi, con dentro della ghiaia mantenuta
umida, procedendo a frequenti nebulizzazioni con acqua non
calcarea.
La temperatura.
Ogni specie, nel corso della sua evoluzione, si è adattata a
determinate variazioni di temperatura, che sono massime per
quelle originarie dalle regioni sub-artiche o di alta montagna,
e minime per quelle provenienti dai tropici. Se questo limite
viene superato si provoca il congelamento dei succhi cellulari i
quali, aumentando di volume, distruggono le cellule e conducono
la pianta alla morte. Nei casi meno gravi, si formano delle
macchie più o meno scure, che deturpano in modo permanente il
soggetto colpito. Il rimedio consiste nel non superare il limite
inferiore di temperatura, cui la pianta si è adattata nel suo
habitat naturale, e nel ridurre gradualmente le annaffiature in
autunno, fino a cessarle, in concomitanza con l'abbassamento
della temperatura ambiente.
L'eccesso di calore si manifesta mediante scottature in grado di
provocare ustioni, quasi sempre permanenti, sull'epidermide
delle piante con possibili successive infezioni da funghi. Nei
casi più gravi può verificarsi anche l'essiccamento e la morte
del soggetto colpito. Il fenomeno si verifica soprattutto in
primavera, allorché si espone in pieno sole piante che durante
l'inverno hanno ricevuto una illuminazione ridotta, oppure nel
caso di giovani soggetti quali i semenzali, o in serra in
presenza di scarsa ventilazione. Gravi danni possono pure subire
quei cacti che, durante l'inverno, sono mantenuti al calore
innaturale degli ambienti domestici.
Il suolo.
La maggior parte delle succulente, in genere, non richiede un
substrato uguale a quello dal quale provengono, si accontentano
di una struttura ben drenata, che consenta anche una buona
circolazione di aria alle radici, un pH tendenzialmente neutro
ed una scarsa presenza di humus. Ci sono naturalmente eccezioni,
rappresentate ad esempio da Aztekium, Geohintonia ed alcuni
Thelocactus che richiedono un suolo gessoso, piante che vivono
nel sottobosco o sugli alberi all'incrocio dei rami, che lo
richiedono ricco di humus, ed infine altre che lo esigono
quarzicolo o al contrario calcareo.
Un suolo inadeguato può arrecare, nella peggiore delle ipotesi,
danni irreparabili come nel caso di un substrato torboso, non in
grado di sgrondare velocemente, spesso causa di marciumi letali.
Carenze di Ferro, di oligoelementi, suolo troppo alcalino o
troppo acido, eccesso o deficienza di minerali e altre cause
possono arrestare o rallentare la crescita, impedire la
fioritura, dare all'epidermide una tonalità giallastra, ridurre
l'apparato radicale. In questi casi il rimedio consiste nel
liberare la pianta dal vecchio terriccio e rinvasarla con uno
adatto. Se le radici fossero andate perdute, occorre trattare la
pianta come talea o innestarla in modo appropriato.
La concimazione.
Le piante grasse vivono in ambienti con scarse precipitazioni,
per cui non sono in grado di assumere grandi quantità di sali
minerali, e se in coltivazione vengono somministrate dosi
elevate di concime, questo si accumula nel suolo acidificandolo,
così da alterare gli equilibri osmotici, con la conseguenza di
indebolire il soggetto trattato, rendendolo meno resistente ai
parassiti e, nei casi più gravi, condurlo all’ingiallimento, al
disseccamento o alla marcescenza.
Il fertilizzante, contenente microelementi e poco azoto, va
somministrato solo durante il periodo vegetativo e non di
frequente, secondo il rapporto: 1 di azoto, 2 di fosforo, 4 di
potassio, il tutto alla concentrazione di 1 gr. di prodotto per
litro di acqua (1/1000). I cacti epifiti gradiscono un po’ più
di azoto, una concentrazione più debole ed una frequenza di
somministrazione maggiore.
Gli antiparassitari.
I produttori di antiparassitari, nel consigliare l'uso
e
le dosi di utilizzo, spesso non menzionano le piante succulente,
per cui a meno di essere a conoscenza che quel determinato
principio attivo non è nocivo per le nostre piante, è prudente
saggiarne la innocuità su di un solo esemplare, spruzzandolo, o
annaffiandolo in caso di preparato sistemico.
**************
LA
DISINFEZIONE DEI
SEMI
Il più delle volte i semi che acquistiamo non sono stati
sottoposti a disinfezione, e questa è una delle cause principali
del diffondersi delle batteriosi, micosi, virosi. Il modo più
semplice per evitare complicazioni, è quello della concia,
mediante la quale i semi sono trattati con uno dei seguenti
prodotti in polvere: carbonato di rame, mancozeb,
maneb, propamocarb, metalaxil, metiram, zineb, thiram, captan
ecc. così da ricoprirli di un sottile strato di
disinfettante.
FITOFARMACI
In passato denominati presidi sanitari, sono classificati
nell’ambito della Comunità Europea, in 7 classi di nocività:
T+ = molto tossico; T = tossico; Xn =
nocivo; Xi = irritante; F = facilmente
infiammabile; O = comburente; Nc = non pericoloso.
La tossicità è calcolata sulla base del D.L. 50 (Dose Letale in
ppm -parti per milione- di peso vivo per via orale) nel ratto.
Per le prime tre classi è richiesto il patentino.
Presentano rischi di tossicità, mutagenicità, cangerogenicità.
Lo stesso principio attivo viene commercializzato con nomi
diversi.
In base alla possibilità che i fitofarmaci hanno di penetrare e
di traslocare nei tessuti vegetali, si suddividono in:
- di copertura (o per contatto): esplicano la loro azione in
superficie, senza alcuna penetrazione all’interno dei vegetali.
- Citotropici: esercitano una penetrazione parziale, senza
essere traslocati attraverso il sistema linfatico.
- Citotropici-transalminari: attuano una penetrazione profonda,
così da raggiungere la pagina opposta delle foglie.
- Sistemici: vengono assorbiti dai tessuti vegetali, e
distribuiti a tutta la pianta attraverso il sistema circolatorio
linfatico.
Osservazioni su alcuni fitofarmaci.
-
I fungicidi inorganici (rame e suoi derivati, zolfo), posseggono
un ampio spettro d’azione ed elevata persistenza, esercitano
un’azione di contatto, combattono la penetrazione, ma in
determinate condizioni possono interrompere la vegetazione. Lo
zolfo agisce bloccando la membrana cellulare del patogeno, è
assai attivo contro l’oidio, non va usato sulle Cucurbitaceae in
quanto fitotossico, va impiegato con temperature comprese fra 12
e 28° C.
- I fungicidi di copertura e di contatto quali i derivati dell’acido
carbammico (zineb, maneb, mancozeb, metiram, propineb,
nonché ziram e thiram), sono meno fitotossici dei
rameici, agiscono bloccando la catena respiratoria, su
Elmintosporiosi, Monosporiosi, Septoriosi, Antracnosi, marciumi
radicali. Si disattivano dopo 8-10 giorni.
I carbammati-azotorganici-esteri aromatici con molecola
Benfuracarb quali Oncol® e Furacon® agiscono
in maniera sistemica e si somministrano ad inizio e fine
stagione di crescita come insetticidi geodisinfestanti.
I derivati dell’acido teraftalico (captan) posseggono un
ampio spettro di azione, agiscono sugli enzimi e sul ciclo di
Krebs.
I dicarbossimidici (iprodione ecc.) esplicano una buona
attività contro Rhizoctonia, Alternaria, muffe, specialmente se
associati a thiram.
I derivati della Guanidina (dodina), agiscono su di
un vasto numero di funghi.
- I fungicidi sistemici, derivati benzimidazolici (benomyl,
carbendazim, tiabendazolo, tiofanate metile, ecc.), svolgono
attività preventiva, curativa ed eradicante, sono dotati di
un’ottima sistemicità e di un ampio spettro d’azione, in grado
di proteggere anche la vegetazione che si forma dopo il
trattamento. Vengono assorbiti dalle radici, e trasferiti
velocemente alla parte aerea. Sono attivi contro Alternaria,
Septoriosi, Antracnosi, Coniothyrium, ruggini, Fusariosi,
marciumi, muffe. Tuttavia è sufficiente una sola mutazione
puntiforme in un gene particolare, perché si verifichi la
perdita totale della funzione fungicida, per cui è
indispensabile miscelarli sempre con un fungicida di contatto.
I fenilammidici svolgono attività preventiva, curativa ed
eradicante, ma creano anch’essi con facilità ceppi resistenti.
I carbammici (propamocarb) vengono usati contro i
marciumi del colletto e come disinfestante del terreno.
I tiadiazolici (etridiazolo) sono utili per la
disinfezione del terreno e l’azione preventiva che esplicano nei
confronti dei semenzali.
Il gruppo dei Triazolici comprende numerosi membri, fra
cui il Penconazolo, attivo contro moltissimi funghi.
- Il Chinosol applicato alle semine potrebbe ritardarne
la germinazione, meglio somministrarlo a germinazione avvenuta.
- Gli oli minerali emulsionati, miscelati ad esteri fosforici,
sono spesso consigliati per la loro buona azione di contatto
nella lotta contro cocciniglie, metcalfa ed uova di acari e
ragnetto rosso. Occorre tuttavia evitare che il prodotto
raggiunga le radici per non causare fenomeni di asfissia, e di
non usarli durante la stagione calda.
- Gli insetticidi fosforganici (malathion, diazinone,
dimetoato, parathion, ecc.) non vanno usati sulle
Crassulaceae, e le piante le cui foglie sono ricoperte di pruina
o di peluria, per non sciuparne la bellezza. In alcuni paesi il
dimetoato è stato tolto dal mercato a causa della sua
tossicità.
LOTTA
BIOLOGICA E RIMEDI NATURALI
La
lotta biologica, condotta mediante insetti antagonisti, è
purtroppo di scarsa applicazione nelle piccole serre amatoriali,
in conseguenza delle difficoltà che s'incontrano nello stabilire
il corretto equilibrio fra insetto predatore e preda, le
competenze richieste, la esatta identificazione dell’insetto
nocivo ed infine i costi. Nelle grandi serre, nelle collezioni
importanti, e nei giardini botanici la lotta biologica può
invece trovare una proficua applicazione nell’ambito della lotta
integrata, facente uso di una serie di tecniche diversificate
quali l’igiene, la protezione fitosanitaria, il monitoraggio
dell’ambiente, la lotta chimica ragionata ed altre ancora. Utile
può risultare l’Indice Fitosanitario pubblicato dall’A.C.T.A.
Contro le Cocciniglie di tipo farinoso si procede al
lancio della coccinella Cryptolaemus monstrouzieri, in
combinazione con Leptomastix dactylopii, Kaladiplosis
floridiana, Anagyrus sp. oppure del genere Nephus
riunion, Scymmus (utile anche contro gli afidi). Nelle
grandi serre la lotta si conduce con gli insetti antagonisti,
quali Allothrombium fuliginosum, Rodolia cardinale,
Chilocorus bipustulatus.
Le Cocciniglie del genere diapsis (Diapsis
echinocacti cocciniglia gialla delle cactacee) si
contrastano mediante il lancio di predatori, quali
Aspidiotus nerii.
A tutt'oggi non vi sono predatori tipici per le cocciniglie
radicali.
Gli Afidi del genere Aphis gossypii e nerii,
vengono attaccati dagli imenotteri Aphelinus abdominalis
e Lysiphlebus testaceipes.
Le larve dei Tripidi si combattono mediante l’acaro
Neoseiulus cucumeris, che però risulta sensibile al calore
estivo.
Il ragnetto rosso (Tetranychus urticale) si
combatte mediante gli acari predatori Phytoseiulus
persimilis, che però ha un tempo di risposta lento, e
Amblyseius californicus, piuttosto sensibile alla basse
temperature invernali.
Di più facile applicazione a livello amatoriale, sono invece
i seguenti rimedi naturali.
Contro le formiche, che nutrendosi di melata favoriscono
la proliferazione di acari, cocciniglie, afidi, la lotta si
conduce mediante la preparazione di esche, a base di miele
additivato con avermectine, un insetticida naturale che
non turba l'ambiente, non presenta rischi e non lascia residui.
Contro afidi e acari si usano i saponi potassici,
come quello di Marsiglia (50 gr. in 1 lt. d'acqua a pH neutro).
Nicotina: si fanno macerare e successivamente filtrare, alcune
cicche di sigarette al fine di ottenere una soluzione simile al
the. Aglio: si fa bollire una testa, fino allo spappolamento, in
500 cc. d'acqua, poi si filtra.
Contro cocciniglie e metcalfa lo stesso sapone di
Marsiglia (50 gr. sciolto in 100 di cc. d'acqua), con aggiunta
di 900 cc. di alcool denaturato. Contro aleurodidi, ragnetto
rosso, afidi, tripidi si usa Naturalis, un
bioinsetticida costituito dal fungo Bauveria bassiana, da
spalmare sulle superfici da trattare. Agisce disidratando
l'insetto così da condurlo a morte. Il prodotto si trova in
commercio in una sospensione d'olio, è innocuo per l'uomo e per
l'ambiente, non danneggia gli insetti pronubi, non lascia
residui sulla vegetazione e non ha tempi di carenza.
Ai seguenti prodotti è riconosciuta una proprietà
antisettica, a volte antibatterica e antimicotica, soprattutto a
livello preventivo.
Equiseto: anticrittogamico utile per combattere le
malattie da funghi (ruggini, ticchiolatura, antracnosi), in
grado di stimolare l’attività biologica delle piante.
Preparazione: Si fa macerare per 2-3 giorni una cucchiaiata di
prodotto in un litro d'acqua, quindi si fa bollire per una
ventina di minuti, poi si filtra. Uso: diluirlo nelle
proporzioni di 1 a 3 prima di bagnare la pianta.
Estratto di propoli: trattasi di un antibiotico naturale,
in grado di prevenire muffe e batteri, con proprietà
disinfettanti e cicatrizzanti delle ferite. Preparazione: 50
gocce in un litro d'acqua, da applicare su tagli, innesti,
ferite e per bagnare il substrato di semina. Spesso si aggiunge
la lecitina di soia (un cucchiaio in un litro d'acqua).
Estratto di pompelmo: utile contro funghi, batteri,
virus, marciumi del colletto. Preparazione: 30 gocce in un litro
d'acqua, con l'aggiunta di 10 gocce/lt di olio essenziale di
cipresso, e di 30 gocce/lt di estratto idroalcolico di propoli.
Oli essenziali: posseggono proprietà antisettiche,
soprattutto quelli di timo, cipresso e pino. Uso: trattasi di
insetticidi non aggressivi, efficaci contro le uova di
cocciniglie, aleurodidi, acari e insetti in genere.
Preparazione: 15 grammi in un litro d'acqua, con aggiunta di un
cucchiaino di sapone di Marsiglia.
Bicarbonato di sodio: esplica un'azione contro i funghi.
Preparazione: un cucchiaino da caffé in un litro d'acqua, con
aggiunta di un olio essenziale.
Silicato di sodio: è un insetticida, acaricida,
fungicida, usato contro cocciniglie, afidi, acari, peronospera,
oidio. Agisce per disidratazione delle cellule del parassita. E’
in vendita una soluzione acquosa di tetrasilicato di
sodio al 38-40° Be. Dosi: in inverno gr 30/lt. d’acqua, in
vegetazione gr. 10/lt d’acqua.
Quassia amara: è un insetticida-aficida, ad azione
repellente, con caratteristiche simili al piretro, ma innocuo
per l’uomo, gli animali domestici e gli insetti pronubi.
Combatte afidi, tentredine, psylla, carpocapsa, cydia, tignola.
E’ in vendita una soluzione acquosa al 15%, della quale se ne
usano 7 gr./lt. d’acqua.
Azadiractina: insetticida-repellente, in grado di inibire
lo sviluppo degli insetti, di riequilibrare la microflora del
suolo e di esplicare un’azione nematocida. E’ in vendita una
soluzione acquosa di Azadirachta indica al 15%, da
irrorare in vegetazione nella misura di 10 gr./lt., con
aggiunta di 7 gr. di Silicato di sodio.
Ortica: insetticida-fitostimolante con un elevato
contenuto di acido formico, salicilico, ferro e oligoelementi.
Svolge azione repellente contro insetti e acari. E’ in vendita
una soluzione acquosa di Urtica dioica e Urtica urens
al 15%, da usare in vegetazione nella misura di 7 gr./lt.
d’acqua, con aggiunta di un cucchiaino di sapone di Marsiglia.
Artemisia: biorepellente contro insetti terricoli e
formiche. Si usa spolverando una volta al mese il colletto delle
piante.
Solfato di rame: anticrittogamico con azione fungicida,
utile per combattere alternariosi, cladosporiosi, cancri,
ticchiolatua, peronospera, corineo. Si usa in autunno-inverno
nella dose di 15 gr./lt d’acqua.
**************
L'ENDOTERAPIA
(lotta a
basso impatto ambientale)
Consiste nell'uso di fitofarmaci sistemici, trasferiti
all'interno della pianta mediante il sistema vascolare. Il
prodotto non subisce dilavamenti, non si disperde nell'ambiente,
è sufficiente un trattamento annuale o biennale. Si somministra
mediante annaffiatura o, in caso di alberi, praticando delle
“iniezioni” sul tronco, dove il farmaco è distribuito con un
sistema simile ad una “flebo”.
Attualmente i prodotti sistemici registrati sono: Acefate,
contro la Cocciniglia; Imidacloprid, contro afidi e
cocciniglia; Methomyl, contro afidi; Thiabendazole,
fungicida ad ampio spettro.
**************
N.B.
Chi ha necessità di conoscere il significato di alcuni termini
usati in fitoiatria può collegarsi a questo link esterno
contenente un vasto
GLOSSARIO.
|
|
|
|
|