Cactus e Dintorni

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F.A.Q.

DOMANDE E RISPOSTE

 

1 D - Con alcune succulente non mi riesce di ottenere semi. Come mai?

R - Chiariamo le modalità della fecondazione.
Esistono piante cleistogame come ad esempio il genere Frailea e Anacampseros, ove il fiore rimane per lo più chiuso, ma la pianta si autofeconda e produce comunque dei semi senza intervento esterno.
Vi sono poi piante dioiche ove i fiori maschili e femminili si trovano su piante diverse per cui comunemente si parla di individui maschio e femmina (Sedum rosea, Euphorbia obesa, Dioscorea ecc.)
Una terza categoria è costituita da piante monoiche che portano sullo stesso individuo fiori maschili separati da quelli femminili, come avviene in alcune cucurbitacee.
Ed infine una quarta categoria, la più grande, detta impropriamente ermafrodita (cui appartengono quasi tutte le cactacee), i cui fiori posseggono sia stami che carpelli ( sporofilli ), per cui possono essere fecondati facilmente. In natura, tuttavia, l'autoimpollinazione è rara poichè porta spesso ad un decadimento genetico, per cui è assai frequente l'impollinazione incrociata, cioè fra individui diversi.
In molti cacti, infatti, all'apertura del fiore, gli stami portano il polline maturo, ma gli stigmi più lunghi sono immaturi e chiusi (fiore proterandro). Essi giungeranno a maturazione solo dopo che il polline si sarà disperso, così da essere impollinati da insetti che porteranno il polline di altri fiori. In qualche caso gli stigmi giungono a maturazione prima del polline come avviene in Weingarthia lanata (fiore proterogino ).
Avremo, perciò, piante autocompatibili quando sono in grado di produrre semi attraverso il proprio polline e piante autoincompatibili nel caso contrario.
Pertanto l'ideale sarebbe di avere a disposizione due piante appartenenti a cloni diversi (cioè che non derivino, attraverso le possibili forme di riproduzione, da un medesimo individuo). Prelevare il polline maturo mediante un morbido pennellino oppure tagliare con una forbicina gli stami. Nel caso in cui lo stigma non risulti maturo (a maturazione apparirà aperto, lucido ed appiccicoso) il polline può essere conservato per 3-4 giorni in una bustina. Qualora sia necessario un periodo maggiore si può tentare la conservazione in freezer. Dopo aver riportato il polline a temperatura ambiente si esegue manualmente l'impollinazione spalmandolo sulla stigma con l'avvertenza che deve risultare polverulento e non formare piccoli grumi. Per sicurezza questa operazione andrebbe eseguita più di una volta in ore diverse, e se possibile anche in giorni diversi, in quanto la buona riuscita dipende, a volte, dalla temperatura.
Con fiore proterogino occorre attendere una successiva fioritura che potrebbe avvenire anche l'anno successivo.
Un caso particolare è quello di piante che non permettono, a causa di inibitori, l'autoimpollinazione ma si desidera comunque ottenere da esse del seme. In questi casi si può tentare una falsa fecondazione con una specie incompatibile e, a distanza di qualche ora con gli inibitori disattivati, applicare il polline prodotto dallo stesso fiore.
Alcune piante, come ad esempio il genere Haworthia, presentano difficoltà di impollinazione per il fatto che lo stigma si trova in profondità, per cui è indispensabile raggiungerlo con un pennellino lungo e sottile. Anche le Asclepiadaceae e le Apocinaceae hanno modalità particolari.
In caso di contemporanea presenza sul pistillo, di polline proprio e di soggetto estraneo, quest'ultimo avrà la prevalenza in quanto raggiungerà per primo la cellula uovo che non potrà essere fecondata una seconda volta.

2 D - Come posso favorire lo sviluppo dei miei cactus in spessore?

R - Se essi crescono in altezza ma non in larghezza, probabilmente denotano una mancanza di luce specialmente se la pianta è di color verde chiaro. I cacti durante la crescita necessitano di molta luce e molta aria per poter crescere robusti e non eziolati.

3 D - Come posso entrare in contatto con appassionati cactofili della mia zona?

R - Ciò è possibile aderendo a qualche Associazione (vedi alla pagina dei link), ovvero frequentando il suo Forum oppure postando un annuncio su di un N.G.

4 D - Il mio Epiphyllum ha ormai sette anni e non vuol saperne di fiorire. Come devo coltivarlo?

R - Per poter fiorire gli Epiphyllum devono svernare ad una temperatura di circa 10°C. Il loro periodo di riposo va, in genere, da metà novembre a metà febbraio, per cui occorre mantenere il suolo (2/3 terra, 1/3 perlite o pozzolana o sabbia) leggermente umido ma non zuppo. All'apparire dei boccioli florali bagnare con concime povero di azoto, ma ricco di fosforo, potassio e oligoelementi. Dopo la fioritura occorre osservare un periodo di riposo di 3-4 settimane, senza annaffiare e sistemando la pianta in piena ombra. Durante la bella stagione il posto migliore è sotto un albero, ovvero un ambiente luminoso ma non assolato. Bagnare e concimare durante tutto il periodo estivo permettendo, tuttavia, al suolo di asciugare prima di tornare a bagnare. Non fare uso di acqua calcarea, qualche goccia di limone può risultare utile per ridurre il pH.

5 D - All'improvviso il mio vecchio cactus alto più di 50 cm. sta marcendo alla base. Come posso salvarlo?

R - Se trattasi effettivamente di putrefazione e non di lignificazione (normale per alcune piante in età avanzata), occorre tagliarlo alla base e verificare se è consistente o molle. Nel primo caso nessun problema. Nel secondo caso bisogna asportare con un affilato taglierino tutta la parte infetta, eseguendo delle fette fino a quando non si riscontra del tessuto sano, senza il mino puntino scuro, (togliendo per sicurezza qualche centimetro in più e disinfettando la lama ad ogni taglio). Poi si disinfetta la ferita con una polvere anticrittogamica e si lascia formare il callo per alcune settimane, tenendo nel frattempo la pianta all'ombra e all'aria. Poi si riempie un vaso con terriccio sabbioso e si interra la base per non più di un centimetro. All'occorrenza si può usare un tutore. Spruzzare la pianta e umidificare leggermente il terreno fino a quando non saranno spuntate le radici.
Occorre agire con tempestività perchè nel momento in cui la malattia crittogamica giunge in prossimità della vetta la pianta è da considerarsi perduta.

6 D - Devo togliere i fiori appassiti?

R - Certamente, ma senza strapparli. Se c'è resistenza attendere qualche giorno. Non bagnare i fiori secchi per evitare possibili marcescenze, meglio annaffiare dal basso.

7 D - Che differenza c'è tra la terra e la sabbia in coltivazione?

R - La terra contiene nutrienti, la sabbia invece è inerte ed ha una mera funzione di supporto. Per cui occorre mischiare i due elementi per ottenere un composto ben drenato e nutriente.

8 D - Posso usare la sabbia della spiaggia?

R - No! Se prima non viene lavata accuratamente eliminando tutto il sale. E' preferibile usare quella di cava o di fiume, ancora meglio se non è calcarea. Ottima la sabbia di quarzo. La glanulometria non deve mai essere inferiore ai due millimetri.

9 D - Le giovani plantule vanno annaffiate durante l'inverno?

R - I semenzali sono molto delicati per cui se hanno meno di due centimetri di diametro vanno bagnati leggermente di tanto in tanto. La frequenza dipende dalla temperatura che comunque non deve essere troppo bassa. Il suolo deve poter asciugare velocemente.

10 D - Di recente ho acquistato alcuni vasetti di Lithops, come devo coltivarli?

R - I Lithops appartengono alle Aizoaceae, se le piante acquistate crescono su torba, questa va sostituita. Si immergono i vasi in acqua fino a quando la torba non sia ben intrisa; si tolgono le piante dal vaso e si pongono sotto ad un rubinetto fino a quando tutta la torba non se ne sia andata; quindi si fanno asciugare le radici all'ombra per qualche giorno, dopo di che si rinvasano con un terriccio piuttosto sabbioso (una parte di composta per cactus, due parti di sabbia del diametro di circa 2-4 mm.). Questa operazione va fatta verso aprile-maggio ed è valida per tutte le succulente, cactacee comprese.
Si comincia ad annaffiare, con gradualità, verso aprile quando le vecchie foglie appaiono secche e si prosegue fino al momento in cui appaiono i boccioli e comunque non oltre fine settembre/primi di ottobre, poi tassativamente all'asciutto fino all'inizio di aprile. D'estate esporre all'aria ed al sole in modo graduale, pena il disseccamento. D'inverno, per sicurezza, vanno conservate ad una temperatura minima di circa 4°C, anche se potrebbero sopportare temperature più basse. Temono i marciumi, le cocciniglie e l'umidità stagnante invernale. Si moltiplicano impollinando due piante diverse qualche giorno dopo l'apertura del fiore.

11 D - Mi è stata regalata una pianta detta "fiore di cera" come devo trattarla?

R - Trattasi di una Hoya, genere appartenente alla famiglia delle Asclepiadacee. L'ambiente di provenienza ricorda quello della giungla. Richiede terreno costituito da due parti di terriccio di foglie, una parte di torba e due parti di sabbia grana riso. Gradisce esposizione a mezz'ombra, molta aria e umidità atmosferica. Temperatura minima di 10°C (ideale 15/20°), spesso sono coltivate come piante d'appartamento.

12 D - In una fiera-esposizione ho acquistato un Adenium obesum, un Ficus petiolaris, una Fockea edulis ed una Fouquieria splendens. Come devo contenermi per la coltivazione, specialmente durante l'inverno?

R - Queste piante hanno alla base un rigonfiamento con funzione di organo di riserva ( caudice ), questo va tenuto fuori dal terreno ed anche se crescerà meno correrà minori rischi di marcescenza. Si usa lo stesso terriccio delle cactacee (buon drenaggio), esposizione luminosa e aerata, temperatura minima durante il riposo intorno ai 15°C. con qualche spruzzatura e lieve rinfrescata di tanto in tanto. Si comincia ad annaffiare in modo regolare ai primi sintomi di risveglio vegetativo e si cessa con l'inizio della caduta delle foglie.

13 D - Qual è il periodo migliore per eseguire il trapianto?

R - Di norma il periodo migliore coincide con la ripresa vegetativa e cioè la primavera. Utilizzare un terriccio non sfruttato, ben drenato e asciutto. Non annaffiare prima di una settimana.

14 D - Quando posso rinvasare i miei semenzali?

R - Normalmente verso aprile/maggio dell'anno successivo alla semina e mai durante il riposo. Tuttavia se i soggetti hanno un diametro inferiore ai 15 mm. si può attendere un altro anno. Generi delicati ed a crescita molto lenta come Ariocarpus, Aztekium, Geohintonia, Blossfeldia, Islaya ecc. non gradiscono il trapianto, per cui è prudente attendere almeno 3-4 anni.

15 D - Circa un mese fa ho seminato dei Lithops, coprendo accuratamente i vasetti con una pellicola trasparente, ora i tessuti non sono più turgidi, sembra stiano marcendo.

R - Temo, purtroppo, che ormai non ci sia nulla da fare. Ai Lithops appena nati andava tolta la pellicola trasparente ed aerati, così da ridurre l'umidità atmosferica; occorreva anche spruzzarli con un buon anticrittogamico.

16 D - Sulle mie piante ci sono dei batuffoletti bianchi. Posso lasciarli?

R - Assolutamente no! Trattasi di cocciniglie cotonose che succhiano linfa alle piante arrestandone prima la crescita e causandone in seguito la morte. Occorre liberarsene o a mano o mediante un prodotto anticoccidico (ad esempio il Fenix).

17 D - Nello svasare una cactacea ho notato che fra le radici c'è una sostanza bianca. Cosa devo fare?

R - Trattasi di cocciniglie radicali, ancor più pericolose di quelle che appaiono sul fusto perchè più difficili da identificare: un sintomo può essere la stasi nella crescita. Se l'infestazione è diffusa a tutto il vaso occorre asportare  l'intero pane di terra ponendo la pianta sotto un rubinetto; immergere poi permezz'ora le radici in un anticoccidico; far asciugare le radici; rinvasare con del terriccio nuovo e sano; attendere una settimana prima di tornare ad annaffiare. Se invece l'infestazione è modesta può essere sufficiente una annaffiata eseguita a fondo con un anticoccidico,  fino a far uscire il liquido dal foro di scolo, operazione da ripetere a distanza di una settimana. Questi trattamenti vanno compiuti durante la stagione di crescita,  per non trovarsi in inverno con il problema in oggetto, per cui occorre effettuare un trattamento anticoccidico in primavera ed un altro in autunno, in coincidenza con l'ultima annaffiatura.

18 D - Abito in Italia centrale e qualche Mammillaria è in fiore nonostante sia il mese di dicembre. Devo annaffiare ed eventualmente rinvasare?

R - Non si deve fare né l'una né l'altra cosa. In questo periodo le cactacee devono restare asciutte anche se in fiore, altrimenti con grande probabilità andranno incontro a marcescenze. Le annaffiature inizieranno verso marzo quando la temperatura notturna si sarà stabilizzata sugli 8°C. Anche per il rinvaso occorre attendere l'arrivo della primavera.

19 D - Posseggo alcune cactacee a fioritura precoce che già a febbraio presentano i boccioli florali. Posso iniziare l'annaffiatura?

R - No. Occorre attendere, comunque, la primavera inoltrata iniziando ad annaffiare quando la minima notturna è stabile intorno agli 8°C.

20 D - Abito in una località di montagna ove d'inverno si raggiungono i -12°C. Mi piacerebbe coltivare piante grasse che potrei collocare in una veranda non riscaldata. Posso sperare che non muoiano?

R - Certamente! Basta scegliere i generi e le specie giuste. Piante come Pediocactus, Toumeya, Uthaya, Escobaria, Austrocactus, Neowedermannia, ma anche molte Opuntia, Tephrocactus, Mahuenia, Sophora sono considerate "piante da freddo" e quasi tutte le loro specie gradiscono d'inverno le basse temperature, per poter regalare rigogliose fioriture in primavera.
L'elenco potrebbe allungarsi di molto se andiamo a scegliere le specie di generi come: Acanthocalycium klimpelianum, A. peithscherianum, A. violaceum; Agave Ferdinandi regis, A. filifera, A. lechuguilla, A. mackelveyana, A. neomexicana, A. palmeri, A. parviflora, A. schottii, A. toumeyana; Aloinopsis malherbei, A. rubrolineata; Ancistrocactus tobuschii, A. uncinatus; Aporocactus flagelliformis; Cephalocereus senilis; Cereus peruvianus; Cleistocactus strausii; Echeveria strictiflora; Echinocactus horizontalonius, Echinocereus dasyacanthus, E. delaetii, E. fitchii, E. gentryi e moltissime altre.

Quest'altro elenco considera piante che resistono tranquillamente a -20°C:
Agave utahensis, A. havardiana; Aloinopsis peersii, A. rosulata; A. schoonesii, A. spathulata; Dasylirion texanum; Delosperma anulare, D. cooperi, D. nubigenum; Dolichothele longimamma; Echinocactus glaucus, Echinocereus caespitosus, E. coccineus, E. engelmannii var. chrysocentrus e variegatus, E. viridiflorus; Echinopsis sylvestri; Micropuntia pigmaea; ecc.

Coltivazione: per tutto l'anno devono godere di aria libera, tuttavia è necessario che d'inverno siano a secco e perciò al riparo dalla pioggia, e in primavera tenute al fresco e umide (cioè annaffiate). D'estate bagnate a fondo ma solo occasionalmente, a secco per la maggior parte. In autunno esigono temperature fresche con rare e leggere annaffiature. Per alcune specie è giocoforza ricorrere all'innesto.

21 D - Sono un principiante rimasto colpito da quel tipo di piante chiamate caudiciformi. Posso trattarle tutte alla stessa maniera? E come?

R - Le caudiciformi e le pachycaule sono piante caratterizzate da un ingrossamento basale ed appartengono ad una quarantina di famiglie. Alcune sopportano il freddo invernale, altre hanno un grado di rusticità tale da sopportare anche qualche maltrattamento, altre infine esigono elevate temperature anche durante il riposo e continue attenzioni.
Ad un principiante consiglio i generi Kedrostis, Cyphostemma, Pelargonium, Nolina, Pachypodium (lamerei, geayi e saundersii), Dioscorea, Fouquieria, Cotyledon (specie nane). Richiedono suolo ben drenato, quello normalmente usato per le cactacee, aria libera, esposizione a mezz'ombra, temperature minime di circa 5°C durante il riposo ed annaffiature regolari in vegetazione (cioè avendo cura di far asciugare il substrato prima di annaffiare di nuovo). Si comincia ad annaffiare quando la pianta denota un principio di risveglio vegetativo e si smette quando iniziano a cadere le foglie. Nel dubbio non annaffiare. Non usare acqua calcarea.

22 D - Ho sentito parlare di innesto ipocotile. Come si fa?

R - L' ipocotile è quella zona che trovasi fra la radice e i cotiledoni di una plantula nata da poco. Il metodo consiste nell'asportare, dopo solo qualche mese dalla nascita, le radici del semenzale che si desidera innestare per utilizzare quelle assai più robuste di un semenzale portainnesto seminato appositamente qualche mese prima della plantula. I semi più indicati da utilizzare come portainnesti sono quelli di Pereskiopsis velutina, spathulata, porteri, meno lo sono quelli di Cereus peruvianus e jamacaru. Si possono pure usare i piccoli polloni di giovani piante di Selenicereus.
Il metodo è solo una variante del comune innesto che di solito viene fatto su Pereskiopsis, con la differenza che anziché usare talee ed eseguire l'innesto in cima, si utilizza un semenzale di 4-5 mesi.
Ecco la procedura:
- l'operazione si esegue dai primi di maggio fino alla metà di agosto, in una giornata senza vento.
- Si usa una lametta da barba nuova, liberata dal grasso e disinfettata in alcool.
- Si asportano le radici alla marza e i cotiledoni al portainnesto (Pereskiopsis) nel punto ipocotile (sotto ai cotiledoni ).
- Velocemente si pone la marza sopra al portainnesto premendo leggermente con un dito. Occorre prestare molta attenzione affinché i fasci del cambio di entrambi coincidano o almeno si intersechino, cosa che normalmente accade decentrando leggermente il nesto o marza che in tal modo si troverà vicino al bordo.
- E' utile, anche se non indispensabile, applicare per uno o due giorni una specie di cappuccio, possibilmente trasparente, del peso di qualche grammo così che i minuscoli fasci vascolari possano entrare in contatto.
- Se l'innesto riesce dopo un giorno è completato, altrimenti si secca.
- Sistemare l'innesto in luce indiretta e a circa 25°C.
- Per procedere correttamente occorre acquisire una certa manualità.
Il procedimento è utilizzabile soprattutto con piante a radice fittonante, altrimenti meglio usare talee di Pereskiopsis lunghe una decina di centimetri, alle quali si taglia l'apice nel punto in cui il diametro è di 3-5 mm. Non è necessario che il portainnesto sia radicato, ciò può avvenire in seguito ad innesto avvenuto.

23 D - Ho saputo che ad alcuni vivaisti sono state sequestrate dai Carabinieri piante di Lophophora. E' proibito detenere tali piante a scopo amatoriale?

R - L'operato dei Carabinieri fa riferimento alla legge in materia di stupefacenti e sostanze psicotrope. L'art. 13 della legge dispone che dette sostanze vengano elencate in apposite tabelle, distinte per grado di tossicità (art. 14). Nella tabella I, di cui al D.M. 27.7.92, fra le varie sostanze comprende il peyotl e la mescalina. L'art. 26 stabilisce il divieto di coltivazione e produzione di piante contenenti sostanze stupefacenti. L'art. 73 stabilisce sanzioni penali ed amministrative alquanto pesanti: chiunque senza autorizzazione (di cui all'art. 17) coltiva, produce, fabbrica.... omissis ...o comunque illecitamente detiene sostanze stupefacenti o psicotrope di cui alla tabella I e III è punito con la reclusione da 8 a 20 anni e con multe da 25.000 a 250.000 euro. Tali pene sono mitigate con la reclusione da 1 a 6 anni e con multa da 2.500 a 25.000 euro se le modalità, le circostanze o la qualità e quantità sono di lieve entità.
Questa è la legge, ma se passiamo alla sua interpretazione da parte della Magistratura, avvertiamo notevoli divisioni. La Cassazione ha anche di recente ribadito che considera reato la coltivazione, a prescindere dalla qualità e quantità, in quanto ritiene che la norma intenda tutelare la salute pubblica attraverso il divieto di diffusione di tali piante. Alcuni giudici considerano decisiva la quantità, per cui non c'è reato se la stessa non è sufficiente a produrre effetti dopanti. Altre decisioni fanno invece distinzione fra la coltivazione agraria e quella domestica, considerando quest'ultima lecita.
Pertanto la cosa è alquanto seria e va considerata con molta attenzione e la dovuta cautela.

24 D - Gradirei alcuni chiarimenti sull'obbligo di tenuta del registro di detenzione delle piante grasse.

R - Il decreto 22.02.2001 all'art. 1 recita come segue:
1).....omissis.....E' istituito il registro di detenzione degli esemplari di specie animali e vegetali previsto dall'art. 5, comma 5-bis, della legge 7.02.92 n.150. Il registro si riferisce agli esemplari vivi o morti, di specie animali e vegetali e alle parti di specie animali e vegetali, inclusi negli allegati A e B del regolamento (CE) n. 338/97 del Consiglio del 9 .12.96 e successive attuazioni e modificazioni ....omissis.... con l'esclusione di esemplari di specie vegetali riprodotte artificialmente incluse nell'Allegato B del regolamento (CE) n. 338/97 e successive attuazioni e modificazioni.
.....omissis.....
6) Sono tenuti alla compilazione del registro i seguenti soggetti:
....omissis....
b) gli allevatori di esemplari vivi animali e vegetali ..... omissis....
c) chiunque utilizzi esemplari a scopo di lucro, svolga forme di commercio o di scambio o cessione di qualsiasi natura e titolo ....omissis.....

REGOLAMENTO (CE) n. 338/97 del 9.12.96 relativo alla protezione di specie della flora e della fauna selvatiche mediante il controllo del loro commercio.
Rientrano nell'allegato A le specie descritte in Appendice I Cites, e nell'Allegato B quelle elencate in Appendice II Cites.
In Italia la funzione di sorveglianza, controllo, e distribuzione dei registri è svolta dal Corpo Forestale dello Stato.
Pertanto non ha l'obbligo di tenere il registro chi detiene ed alleva animali e piante a fini non commerciali, non fa scambio, permuta, o locazione degli stessi e/o degli esemplari ottenuti.

25 D - Vorrei conseguire il patentino per l'acquisto dei fitofarmaci di classe I, a chi mi devo rivolgere?

R - Il patentino è rilasciato dai Servizi Provinciali Agricoltura Foreste e Alimentazione (SPAFA) che ne cura il corso e l'esame. Una volta conseguito è assoggettato al pagamento di una tassa annuale di circa 20 €. L'indirizzo SPAFA, solitamente situato in ambito provinciale, è rilevabile nelle pagine bianche del telefono alla voce Regione settore Agricoltura. Il seguente URL fornisce il link ad un sito contenente i tests per l'acquisizione del patentino:
http://www.fitogest.com/patentino.cfm

26 D - Acqua, luce e calore durante l'inverno hanno effetto sulla fioritura dei miei cacti?

R - Certamente. Durante il riposo invernale i cacti prediligono, tranne poche eccezioni, una temperatura di circa 6°C., assenza di annaffiature, buona illuminazione (non sempre indispensabile). Se la temperatura dovesse salire per lunghi periodi a 18-20° C., si dovrebbe annaffiare, in tal caso le piante entrerebbero in vegetazione, per cui non godendo del necessario periodo di stasi non fiorirebbero l'anno successivo e con molta probabilità andrebbero incontro al fenomeno della eziolatura che le porterrebbero ad assumere una colorazione gialla ed una crescita assottigliata e stentata per insufficienza di luce.

27 D - La mia Euphorbia obesa è fiorita, come posso sapere se trattasi di una pianta maschio o femmina?

R - Se il fiore ha lo stame costituito dal filamento e dall'antera contenente il polline ed il fiore dura un giorno, la pianta è maschio; se invece è presente il pistillo con in cima lo stigma a 3 lobi bifidi ed il fiore dura più giorni, trattasi di una femmina. Vedi anche l'impollinazione.

28 D - A dicembre il mio Trichocereus schickendantzi e la mia Euphorbia erithreae hanno cominciato a palesare dei puntini scuri, molli, che col tempo sono aumentati di diametro, per poi diventare solidi. Rischio di perdere le piante? Come le posso curare?

R - Fare diagnosi a distanza, senza poter vedere le piante, è sempre assai difficile. In prima approssimazione direi che hanno subito un attacco da funghi, a quanto sembra neppure molto aggressivo, che non dovrebbe mettere in discussione la sopravvivenza delle piante. Per il momento consiglio di aspergere le piante con ossicloruro di rame da somministrare in polvere o in soluzione. A primavera, quando le piante saranno di nuovo in vegetazione, andranno annaffiate con un anticrittogamico sistemico tipo Aliette, Previcur o a base di Propamocarb.
A puro titolo informativo fornisco questi ulteriori consigli. Se la malattia dovesse malauguratamente progredire, si renderebbe necessaria l'asportazione della parte del tronco malato fino a quando, dopo successivi tagli, non si riscontri del tessuto perfettamente sano, senza alcun puntino scuro. E' fondamentale stabilire se l'infezione proviene dall'alto o dal basso. Ad ogni taglio è indispensabile disinfettare l'attrezzo usato con alcol e infine spargere sulla ferita  dello zolfo ramato. Se la parte asportata è l'apice, la pianta emetterà nuovi getti; se invece ad essere stata eliminata è quella basale, la parte sana si fa radicare come fosse una talea.
Nel caso in cui l'infezione fungina, attraverso i fasci vascolari, abbia invaso tutta la pianta, ovvero nel caso in cui l'infezione sia di origine virale, purtroppo non ci sono rimedi e la pianta è destinata a sicura morte. Per questi motivi contro le malattie crittogamiche la cura deve essere eminentemente preventiva mediante un trattamento primaverile ed uno autunnale con prodotti che agiscano per contatto e in modo sistemico, cioè dall'interno.

29 D - Abito in una zona appenninica dove d'inverno la temperatura minima raggiunge a volte i -10°C, senza possibilità alcuna di poter costruire una serra, quali specie di piante grasse posso coltivare senza il pericolo che muoiano per il gelo? Gradirei, possibilmente, un elenco dettagliato.

R - Le piante coltivabili sono moltissime, eccone un elenco in ordine alfabetico. Queste piante possono resistere a temperature piuttosto basse a patto che le radici vengano protette dalla pioggia, e tenute rigorosamente a secco. Vedi anche risposta n. 20 in tema di coltivazione.

Acanthocalycium klimpelianum, A. peitscherianum, A. violaceum; Agave Ferdinandi regis, A. filifera, A. franzosinii, A. havardiana, A. lechuguilla, A. mckelveyana, A. mexicana, A. palmeri, A. parviflora, A. schottii, A. toumeyana, A. utahensis; Carnegiea gigantea; Cephalocereus senilis; Cereus peruvianus; Chamaecereus silvestrii; Cleistocactus areolatus, C. strausii; Conophytum minutum;Coryphantha compacta; C. echinus, C.f ragrans, C. gladiispina, C. lauii, C. obscura, C. ramillosa, C. runyonii, C. scheerii, C. sulcata; Cylindropuntia clavata; Dasylirion texanum, D. wheeleri; Delosperma anulare, D. cooperi, D. echinatum, D. nubigenum; Denmoza rhodacantha; Dolichothele longimamma; Echeveria strictiflora; Echinocactus glaucus, E. grusonii, E. horizonthalonius, E. ingens, E. polycephalus, E. xeranthemoides; Echinocereus adustus, E. berlandieri, E. blanckii, E. bristolii, E. caespitosus, E. chloranthus, E. coccineus, E. dasyacanthus, E. delaetii, E. ehrembergii, E. engelmannii, E. fendleri, E. fitchii, E. gentryi, E. knippelianus, E. lauii, E. ledingii, E. leonensis, E. lloydii, E. longisetus, E. melanocentrus, E. mojavensis, E. palmeri, E. paucispinus, E. pectinatus, E. polyacanthus, E. poselgeri, E. reichenbachii, E. rigidissimus, E. scheeri, E. schmollii, E. stramineus, E. triglochidiatus, E. viridiflorus; Echinomastus dasyacanthus, E. johnsonii, E. mariposensis; Echinopsis ancistrophora, E. calochlora, E. eyriesii, E. oxygona, E. ritteri, E. shaferi, E. silvestri, E. turbinata, E. valida, E. violacea; Epithelantha micromeris; Escobaria chaffeyi, E. dasyacantha, E. duncanii, E. guadalupensis, E. esteri, E. laredoi, E. leei, E. missouriensis, E. orcuttii. E. organensis, E. roseana, E. sandbergii, E. sneedii, E. tuberculosa, E. variicolor, E. vivipara; Espostoa lanata; Euphorbia bergeriana; Ferocactus acanthodes, F. emoryi, F. hystrix, F. johnsonii, F. wislizeni; Glottiphyllum linguiforme; Gymnocalycium brachypetalum, G. bruchii, G. calochlorum, G. damsii, G. gibbosum, G. mazanense, G. saglionis, G. schatzlianum, G. schickendantzii, G. spegazzinii, G. tilcarense; Hamatocactus hamatacanthus, H. setispinus; Harrisia jusbertii, H. martinii, H. tortuosa; Haworthia atrovirens, H. fasciata; Hesperaloe parviflora; Hibervillea tenuisecta; Lemaireocereus dumortieri, L. thurberi; Lobivia aurea, L. bruchii, L. famatimensis, L. ferox, L. haematantha, L. maximilliana, L.pentandli, L.williamsii; Machaerocereus eruca; Maihuenia poeppigii, M. tehuelches; Mamillopsis senilis; Mammillaria barbata, M. bocasana, M. elegans, M. elongata, M. erythrosperma, M. gracilis, M. grahamii, M. hahnii, M. kunzeana, M. longiflora, M. meiacantha, M. prolifera, M. santaclarensis, M. tetracantha, M. vetula, M. viridiflora, M. wrightii; Micropuntia pygmaea; Navajoa fickeisenii; Neobesseya missouriensis; Neolloidia conoidea; Neoporteria umadeave; Nolina bigelowii, N. recurvata; Nopalea cochenillifera, N. guatemalensis; Notocactus allosiphon, N. concinnus, N. mammulosus, N. ottonis, N. scopa, N. submammulosus; Opuntia compressa, O. fragilis, O. humifusa, O. macrorhiza, O. scheeri, O. strobiliformis; Oreocereus doelzianus, O. hendriksenianus, O. trollii; Oroya neoperuviana, O. peruviana; Oscularia deltoides; Othonna crassifolia; Pachycereus pringlei; Pachyphytum bracteosum; Parodia aureispina, P. microsperma; Pediocactus (tutte le specie); Pyrrhocactus bulbocalyx; Rebutia deminuta, R. fiebrigii, R. kupperiana, R. minuscula, R. pseudodeminuta, R. senilis, R. kirilowii, R. perfoliata; Sedum (quasi tutte le specie); Stapelia variegata; Thelocactus bicolor; Toumeya papyracantha; Trichocereus (quasi tuttel le specie), Trichodiadema densum; Wilcoxia poselgeri, W. schmollii, W. tuberosa, W. viperina.

30 D - Durante l'estate ho acquistato diversi vasi di cactus, per cui avvicinandosi l'inverno mi si pone il problema del loro ricovero. Mi hanno detto che non vanno tenuti in locali riscaldati, ma in una stanza fredda che non ho; purtroppo dispongo soltanto di un ampio balcone esposto a sud-est dove però di notte la temperatura raggiunge facilmente i -5 -6°C. Come potrei evitare di far morire le mie piante alle quali mi sono affezionata?

R - Il problema può essere risolto addossando alla parete del balcone una mini-serra o uno scaffale metallico, del tipo di quelli che si vendono in kit nei supermercati. Mentre la mini-serra è già fornita di una copertura, la scaffalatura andrà ricoperta da tutti i lati con un telo di plastica, tranne un lato dove metterà del Tessuto Non Tessuto (TNT) al fine di permettere il ricambio dell'aria. Sul davanti si predisporrà un telaio in legno (ricoperto anch'esso dal telo di plastica), con funzione di porta, da fissare alla struttura mediante elastici che possono essere tolti in caso di bisogno.
Il riscaldamento sarà assicurato da alcune lampadine, eventualmente comandate da un timer, la cui potenza sarà stabilita mediante prove sulla base delle indicazioni fornite da un termometro a massima e minima inserito all'interno. Al posto delle lampadine può usare un piccolo fon per capelli. Una soluzione assai più razionale può essere realizzata con un piccolo termoventilatore dotato di termostato e posizione antigelo. Tale congegno si mette automaticamente in funzione quando la temperatura scende sotto i 5°C. Prestare molta attenzione che nelle giornate soleggiate la temperatura non superi all'interno i 40°C., in tal caso occorre aprire la porta per favorire un maggiore ricambio dell'aria. Le piante che possono godere del sole invernale ripagheranno con generosissime fioriture.

31 D - Dispongo di una terrazza dove ho sistemato una piccola serra, ma non ho corrente elettrica, come potrei risolvere il problema del riscaldamento invernale?

R - Se i gradi di temperatura da innalzare non sono molti, si può utilizzare un fornello da campeggio, alimentato da una cartuccia a gas butano-propano. Nel caso non fosse sufficiente si può ricorrere a una piccola stufetta a gas liquido in bombole.

32 D - Posseggo alcune succulente a vegetazione invernale che tengo in casa, noto tuttavia una crescita stentata a causa di un apice sempre più ridotto e di colorazione giallastra.

R - Il problema è originato dalla scarsità di luce. Le piante andranno illuminate con lampade aventi uno spettro simile alla luce solare. Tali lampade sono in uso anche in acquariologia. Tenga presente che la deformazione subita dalle piante resterà comunque.

33 D - Vorrei sapere, se possibile, cosa deve fare un privato collezionista per essere in regola con legge.

R - Riporto a tale proposito quanto Paolo Panarotto, noto vivaista, molto gentilmente ha scritto sul Forum della Cactus & Co. e che ringrazio.

<< Ho pensato di dividere questa mia, in due parti, la prima, per le piante che non avete ancora acquistato o acquisito, e la seconda per le piante che avete già.

PRIMA PARTE
Per le piante (e semi) in Cites 1 o allegato A, riprodotte artificialmente, per essere in regola (in Italia) devono essere acquistate da un vivaio o da un esercizio commerciale, riconosciuto dal Ministero dell'Ambiente e devono essere accompagnate da un documento intestato (una fattura va benissimo).
In altre parole: data, luogo, nome cedente, nome acquirente e descrizione dettagliata delle specie.
Tutto abbastanza semplice, almeno per chi compra. Questo per transazioni all'interno dell'E.U.
Una volta in possesso delle piante, acquistate come piante od ottenute da semina, se si volesse riprodurre, regalare o scambiare qualcosa, si deve prima fare domanda di riconoscimento, con conseguente rilascio del registro di carico/scarico, presso il Ministero dell'Ambiente.

Acquisti extra U.E.
Per questo tipo di transazione è d'obbligo il certificato Cites, import ed export.
Come si procede.

  1. Si richiede copia della fattura e del certificato Cites al venditore.
  2. Si fa un versamento (uno ogni tre specie) di euro 15,49,- sul conto C/P. N°10178010, intestato a: TESORERIA PROVINCIALE VITERBO-LEGGE 59 13-3-9 FAUNA E FLORA c/o.
    CAUSALE: D.M. AMBIENTE 28.5.93 DIRITTO SPECIALE DI PRELIEVO DOVUTO PER LICENZA O CERTIFICATO.
  3. Ricevuta del versamento in originale, fattura e Cites Export Permit, assieme alla domanda di importazione, vanno spediti al Ministero delle Attività Produttive (ex Ministero del Commercio Estero) -D.G. POLITICA COMMERCIALE - DIV. VIII - UFFICIO CITES - VIALE BOSTON 25,- 00144 ROMA.
    Tel. 06 59932253
  4. Si aspetta la risposta e, se positiva, si invia il Cites Import Permit, al venditore che allegherà alla spedizione, assieme al suo Cites originale e al fitosanitario.

Fatto tutto questo, non dimenticate che in Italia è proibito spedire piante per posta, e con questa scusa, il pacco potrebbe essere trattenuto in dogana per mesi e mesi (io ho una pianta in dogana a Varese, dal 19 giugno 2006, ormai sarà più simile al Gorgonzola che ad un cactus), DHL e UPS, oltre ad essere costosissimi, non trasportano piante.

SECONDA PARTE. Per chi vuole scambiare, regalare o vendere, piante o semi in allegato A (Appendice 1).

Anche qui la procedura è abbastanza semplice, che possiamo sintetizzare in pochi, semplici passi:

  1. Radunare le fatture ed eventuali documenti Cites (export ed import, mi raccomando), se le piante o i semi provengono da paesi extracomunitari. Se non si hanno si devono procurare, oppure no, dipende se sono tra quelle che volete riprodurre (ad ogni modo, le piante non documentate, sono illegali).
  2. Recarsi all'ufficio Cites, previo appuntamento telefonico, presso la caserma forestale della vostra città, con i documenti e una domanda di autorizzazione, in carta semplice, alla riproduzione ed eventuale cessione delle specie che avete documentate (eventualmente si può compilare anche presso l'ufficio della forestale, dipenderà dalla disponibilità e dalla cortesia del funzionario).
  3. Attendere la risposta dal Ministero dell'Ambiente e seguire istruzioni.

Paolo >>

In breve:

  1. Le piante in Appendice A Cites 1 detenute per collezione e non denunciate sono illegali.
  2. Tra collezionisti è possibile scambiare o collezionare piante solo con annotazione sul registro.
  3. La semina o la riproduzione in qualsivoglia maniera può avvenire solo con il suddetto registro che riporti la provenienza delle piante e con il possesso delle relative pezze d'appoggio.

34 D - La mia Euphorbia di quasi un metro e mezzo presenta alla base un tratto di colore scuro e molle, mi devo preoccupare?

R - Il fatto che la parte basale sia scura e spesso screpolata ,è una cosa normale per molte piante adulte, non lo è invece che appaia molle. Temo che la pianta sia stata invasa da una fungosi radiciale e che stia marcendo a partire dal basso, ciò non toglie che a volte l'agente patogeno penetri a partire dalla parte centrale o apicale. In questi casi occorre verificare, aiutandosi con un taglierino, quanto esteso sia il marciume. Se è superficiale e pertanto non ha raggiunto i fasci vascolari centrali, la pianta non corre immediato pericolo di vita. In questo caso è sufficiente asportare TUTTA la parte malata e disinfettare il taglio con zolfo ramato in polvere. Se invece il marciume si spinge fino al centro, non resta che una soluzione, per quanto dolorosa possa sembrare: tagliare la pianta ed utilizzare la parte sana come grossa talea. Nel compiere questa operazione si deve procedere per gradi fino a quando non viene trovato del tessuto sano senza alcun puntino scuro. Ad ogni taglio si disinfetta sempre l'attrezzo con alcol, per non propagare l'infezione al taglio successivo. Per fermare la colata di lattice bianco si immerge la pianta per un minuto in acqua ben calda (circa 60°C), poi si sparge sul taglio dello zolfo ramato. Tenere la talea all'ombra, in luogo caldo e riparato per una ventina di giorni, comunque fino a quando non si sarà formato una specie di callo. Poi si pianta la grossa talea in sabbia umida o meglio pomice in grani, magari sorretta da un tutore, fino a quando non avrà formato nuove radici, dopo di che si procede all'invaso.
Se invece del callo si nota che la parte terminale tende ad ammuffire è segno che si è tagliato troppo poco o non si è disinfettato a dovere, per cui si dovrà ripetere l'operazione (questa volta con minori possibilità di successo).
P.S. - In caso di piante molto grosse, al fine di ricavarne una talea, potrebbe rendersi necessario l'uso di una sega. Evitare anche che il lattice, parzialmente velenoso e comunque irritante, raggiunga le mucose, per cui si consiglia l'uso di guanti di lattice, di non toccarsi occhi e labbra e di lavarsi quanto prima.

35 D - Cosa devo farne del terriccio derivante dai rinvasi?

R - Il terriccio di scarto di norma si conferisce in discarica. E' tuttavia possibile riutilizzarlo disinfettandolo con uno dei metodi indicati nella sezione "Coltivazione/Pratiche colturali/Terriccio/Disinfezione", integrarlo con del buon terriccio e con aggiunta di un concime trivalente ad elevato contenuto di fosforo e potassio, nonché di microelementi.

36 D - Come posso curare il mio cactus (o Euphorbia non so bene) che presenta macchie diffuse sul fusto?

R - La pianta con molta probabilità è compromessa. Molto dipende dalla celerità con cui si andrà ad operare, dalla bontà dell'intervento e dall'avanzamento della fungosi. Se il fungo ha invaso i fasci vascolari le possibilità di riuscita sono pressoché nulle.
Si procede tagliando la parte marcia a colorazione scura. Nel compiere questa operazione si opera per gradi fino a quando non viene trovato del tessuto perfettamente sano senza alcun puntino scuro, aiutandosi con una lente d'ingrandimento. Ad ogni taglio si disinfetta sempre l'attrezzo con alcol, per non propagare l'infezione al taglio successivo. Per fermare la colata di lattice (in caso di Euphorbiaceae) si passa sulla pianta, per qualche minuto, uno straccio bagnato in acqua ben calda (circa 60°C), poi si sparge sul taglio dello zolfo ramato. Se a distanza di qualche giorno la malattia non si propaga ulteriormente, annaffiare la pianta con un buon prodotto anticrittogamico di tipo sistemico (Swan o Aliette). 
Le fungosi sono di difficile cura, in quanto al loro manifestarsi il più delle volte è già troppo tardi. La cura migliore è la prevenzione, per cui consiglio vivamente la lettura della sezione relativa alle malattie del presente portale.

 

 
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